Superare il colloquio di selezione: la domanda su cui prepararsi

Guardando il video di Simon Sinek sul tema del Golden Circle, cioè sullo schema che guida l’agire delle imprese che hanno avuto successo, non si può non pensare a come questo schema potrebbe essere altrettanto utile alle persone impegnate nei colloqui di selezione

superare colloquio di selezione

Guardando il  video di Simon Sinek sul tema del Golden Circle, cioè sullo schema che guida l’agire delle imprese che hanno avuto successo, non si può non pensare a come questo schema potrebbe essere altrettanto utile alle persone impegnate nei colloqui di selezione.

Sia i giovani alle prime esperienze, sia le persone più mature che magari sono a loro volta alle prese con una situazione del tutto nuova, affrontano il colloquio di selezione con la sensazione di muoversi in un universo incerto, irto di insidie, vagamente psicologizzato.

La sfera di cristallo o la pietra filosofale per trasformare il piombo in oro e quindi un colloquio di selezione in una assunzione, è ciò che vorremmo un po’ tutti.

Si sprecano quindi i vademecum su come affrontare i colloqui di selezione, come rispondere, come atteggiarsi, cosa dire, cosa non dire…

Anche noi proviamo ad inoltrarci in questa selva di suggerimenti, senza la pretesa di fornire ricette, semmai cercando di andare all’origine della domanda.

 

Il colloquio di selezione e la Piramide di Maslow

Chi si candida per una posizione lavorativa ovviamente è mosso da i più svariati motivi. In tempi di crisi il  bisogno di guadagnare si fa prepotente, come le preoccupazioni che tengono costantemente in scacco.

Rispondere  al selezionatore, che ci chiede quale è la nostra motivazione, che vogliamo guadagnare è tautologico, da un lato, poco distintivo dall’altro. Non dice nulla di noi che ci differenzi dai nostri competitor, e ci colloca, in termini di motivazione, alla base della piramide di Maslow.

Oggi però non sembra nemmeno più aver tanto senso riferirci alla motivazione con una teoria degli anni ’50, sviluppatasi in un contesto di gran lunga differente.

Secondo Paolo Iacci, infatti, avrebbe più senso parlare di cerchio.

Questo perché Maslow ragionava in un contesto che vedeva soggetto e oggetto del lavoro ancora in una continuità, mentre oggi questo rapporto si è scisso. l’individuo è dentro a questo cerchio, pieno degli interrogativi su se stesso, sulle proprie potenzialità, mentre fuori un vuoto di incertezza circonda il tutto. Non si trova più metaforicamente ai piedi di una piramide scalabile, semmai, molte volte, ha la sensazione di essere precipitato dalla stessa.

Il cerchio, con la sua parte interna, riservata all’individuo, e con quella esterna, relativa ai contesti, rimanda ad un’idea di isolamento, e di assedio, ma forse c’è qualcosa di ulteriore e forse più inquietante. Il vuoto, l’incertezza esterna rischiano di succhiare letteralmente dall’interno le energie, le motivazioni dell’individuo, sino a restituirgli un progressivo impoverimento di pensieri e propositi. La motivazione si riduce alla sopravvivenza e il fallimento dipende dai fattori esterni.

 

Successo o fallimento: molto dipende dal perché facciamo ciò che facciamo

Sinek ne parla nel suo intervento facendo riferimento alle aziende che hanno fallito: le condizioni di mercato, la mancanza di fondi, le persone poco motivate, sono spesso gli argomenti che vengono portati a discolpa. Ma quelle stesse condizioni non hanno impedito agli altri di avere successo, come dimostrano storie di aziende e di persone.

  1. What
  2. How
  3. Why

Questo è di solito l’ordine in cui si tende a rispondere quando si parla di se stessi , in un colloquio di selezione.

E’ più facile rispondere al cosa facciamo, un po meno al come e, per alcuni quasi impossibile rispondere al perché.

Il perché fa riferimento al sogno, al desiderio, alla visione che abbiamo di noi, sussume in se, idee, valori, comportamenti, saperi. Fa da gancio di trascinamento che collega tutti gli elementi delle nostre storie e ne costruisce il senso.

Le aziende di successo, i venditori, le persone che ispirano e convincono rispondo infatti nell’ordine contrario e sono preparatissime sul perché, da cui dipendono le altre risposte.

 

Perché dovremmo assumerla?

E’ “LA DOMANDA” cui si risponde durante tutto un colloquio di selezione e la risposta non può suggerirla nessuno, perché ciascuno ha la sua, che lo distingue dagli altri e proprio in questa distinzione si annida la possibilità di avere successo. Quindi ci si deve preparare a rispondere dopo aver risposto a se stessi: il senso ed il significato di quello che facciamo, il valore che diamo a questo, distintivo e unico, permetterà di sedersi davanti al selezionatore con convinzione…o decidere anche di non farlo.

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