Welfare, 1 azienda su 5 lo sceglie: il rapporto Adapt

Presentato “Welfare for people”, il primo rapporto sul welfare occupazionale e aziendale in Italia, curato dalla Fondazione Adapt e da UBI Welfare

politiche welfare aziendale

Quanto è diffuso e quali sfaccettature ha il welfare aziendale nel nostro Paese?

È quanto ha cercato di capire lo studio “Welfare for people”, promosso dalla Scuola di alta formazione in Relazioni industriali e di lavoro di Adapt (fondata da Marco Biagi) e dall’Osservatorio UBI Welfare di UBI Banca. Si tratta del primo rapporto sul welfare aziendale e occupazionale in Italia, basato sull’analisi dei principali contratti collettivi nazionali di lavoro e sulla lettura di una banca dati contenente oltre 2.000 contratti di secondo livello, prevalentemente integrativi aziendali, a cui si aggiungono i più significativi accordi territoriali ordinati per settore merceologico.

Un lavoro lungo un anno la cui principale evidenza è che il welfare aziendale è andato crescendo in modo rilevante nel nostro Paese, sviluppandosi non tanto come una risposta all’arretramento del welfare pubblico, quanto piuttosto come un processo spontaneo di risposta alle profonde trasformazioni del mondo del lavoro. Trasformazioni che hanno incoraggiato l’inserimento degli strumenti di welfare nello scambio contrattuale, uno dei fenomeni maggiormente sintomatici del cambiamento dei rapporti di lavoro in atto nella quarta rivoluzione industriale.

L’indagine ha evidenziato come una forte spinta alla welfarizzazione degli accordi di secondo livello sia arrivata dalle misure di defiscalizzazione attivate a partire dalla legge di Stabilità 2016: infatti se nel periodo 2011-2015 solo l’1% delle aziende prevedeva la possibilità di convertire il premio di risultato in welfare, la percentuale è salita al 18% nel 2017.

Altro dato interessante è la distribuzione per aree geografiche: il maggior numero di intese contrattuali per introdurre misure di welfare sono state sottoscritte al nord (66%), segue il centro (30%) e infine il sud e le isole (4%).

Per quanto riguarda il tipo di prestazioni, prevalgono quelle relative alla conciliazione vita-lavoro (55%).

Il rapporto è stato presentato a un anno dall’avvio di UBI Welfare, la divisione specializzata di UBI Banca che offre un servizio di consulenza e soluzioni per le imprese con l’obiettivo di realizzare piani di welfare fortemente personalizzabili.

“Abbiamo deciso di investire nel welfare aziendale perché abbiamo trovato in questo ambito degli elementi sicuramente molto coerenti con il nostro modo di fare banca e con la nostra visione”, ha spiegato, a margine della presentazione del rapporto, Rossella Leidi vice direttore generale e Chief Wealth and Welfare Officer di UBI Banca. “A nostro avviso le misure di welfare aziendale sono parte integrante del processo di innovazione: progettare in modo nuovo il lavoro significa anche introdurre delle componenti di flessibilità che possano rispondere, da un lato, al nuovo assetto e alle nuove esigenze aziendali, dall’altro ad un miglior bilanciamento fra le esigenze di vita e di lavoro delle persone”.

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