Previdenza integrativa, driver nella guerra ai talenti

Sono sempre di più i lavoratori che ritengono fondamentale, nella scelta di un posto di lavoro, le politiche di welfare in materia di salute e benessere. Ma le aziende europee – e soprattutto italiane – hanno consapevolezza strategica del ruolo giocato dai programmi di well-being?

previdenza integrativa

Nel 2016 gli italiani hanno speso ben 35,2 miliardi di euro in salute, con un aumento del 4,2% rispetto al 2013 (VII Rapporto Censis – RBM Assicurazione Salute sulla Sanità Pubblica, Privata e
Integrativa). Colpa di una sanità pubblica che arranca, con liste d’attesa lunghissime per visite specialistiche ed esami diagnostici che spingono sempre più cittadini a rivolgersi alla sanità privata.

Di fronte a questi numeri non stupisce che siano sempre di più i lavoratori che ritengono fondamentali, nella scelta di un posto di lavoro, le politiche di welfare dell’azienda in materia di salute e benessere. Ma a fronte di questa crescente domanda di programmi di well-being, le aziende rischiano di non tenere il passo.

Secondo il Benefits Trends Survey 2017, studio condotto su 762 aziende dell’Europa Occidentale (131 italiane) dalla società Willis Tower Watson, il 58% delle imprese non ha pianificato una strategia in tema di salute e benessere per i propri dipendenti e solo il 25% dei datori di lavoro ritiene queste tematiche uno dei punti cardine del proprio modello organizzativo e del proprio codice etico.

In ogni caso, nonostante un evidente deficit strategico, le imprese hanno mostrato interesse al benessere dei dipendenti: il 57% identifica lo stress come problema principale, mentre il 27% è preoccupato per la mancanza di attività fisica. Più della metà dichiara, inoltre, di ritenere i pacchetti di benefit un aiuto sia in termini di attraction che di retention: nel tentativo di cogliere questo vantaggio competitivo, il 71% delle aziende prevede di personalizzare la propria offerta di salute e benessere entro i prossimi tre anni.

Per quanto riguarda lo specifico italiano, dalla ricerca è emerso come la necessità di potenziare i programmi di well-being sia considerata dalle aziende una delle priorità dei prossimi anni. In particolare i datori di lavoro si stanno muovendo verso l’introduzione di piani di benefit che rispondano alle esigenze dei dipendenti attraverso un giusto mix fra benefit tradizionali e altri flessibili, legati alla persona. A preoccupare, invece, è la mancanza di una chiara strategia da parte di molte imprese e del conseguente engagement dei dipendenti.

Così Cesare Lai, responsabile Welfare & Benefits per l’Italia di Willis Towers Watson, ha commentato i risultati: “Troppe aziende non hanno una chiara conoscenza di quanto stanno spendendo e della ragione per cui lo stanno facendo. Per evitare di porre in essere un mosaico mal gestito di iniziative, è importante riunirle tutte per creare una strategia allineata, completa e con costi ben ragionati, che sia poi comunicata per attrarre e coinvolgere il personale”.

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