Le principali società di outplacement in Italia
Le tendenze del settore mostrano un panorama eterogeneo a livello internazionale per quanto riguarda la diffusione e le modalità operative delle società di outplacement, impegnate a supportare le transizioni di carriera. In Italia, i dati indicano tempi medi di ricollocazione inferiori ai cinque mesi. Approfondiamo meglio il contesto e scopriamo quali sono le principali società di outplacement attive nel nostro Paese

Nel 2025, i percorsi di ricollocazione professionale hanno registrato tassi di successo vicini al 90% con un tempo medio di 4,5 mesi. A certificarlo è l’ultima indagine condotta da AISO, che fotografa il settore dell’outplacement in Italia, sempre più strategico nel panorama occupazionale del Paese.
In un mercato del lavoro sempre più complesso, anche l’outplacement si sta evolvendo e da accompagnamento verso un nuovo impiego ha assunto il ruolo di un vero e proprio percorso che integra tecnologia avanzata e consulenza umana, capace di rispondere alle esigenze individuali e aziendali in trasformazione.
Un mercato mondiale a geometria variabile
Allargando lo sguardo a livello globale, si notano alcune differenze. Per esempio, mentre in Paesi maturi come Stati Uniti, Canada e Regno Unito il servizio è altamente digitalizzato, in Italia e nell’Europa continentale prevale ancora un approccio relazionale. A spiegarlo è Cetti Galante, vice-presidente di AISO: “A livello globale, il mercato dell’outplacement è molto diversificato: in Est Europa e in gran parte dell’Asia per esempio è praticamente inesistente”, sottolinea Cetti Galante.
“Sono aree in cui domina un mercato giovane, veloce, senza una cultura della transizione assistita, eccezione fatta per alcuni colossi internazionali che estendono il servizio a Paesi come India e Cina. Al contrario, in realtà come Stati Uniti, Canada, Regno Unito e Australia il supporto alla ricollocazione è consolidato, con un forte orientamento alla tecnologia: esistono moltissimi operatori e servizi basati su piattaforme digitali, che grazie alla tecnologia sono in grado di proporre una qualità elevata, offrendo costantemente alla persona informazioni sul mercato del lavoro e la possibilità di sperimentarsi. Nell’Europa continentale, compresa l’Italia, e in America Latina, invece, l’outplacement mantiene un approccio più relazionale, con programmi basati prevalentemente sul face-to-face” .
Tempi di ricollocazione e settori in crescita
Nel nostro Paese, i tempi medi indicati da AISO per l’esito positivo di una transizione occupazionale si sono attestati nel 2025 nello specifico a:
- 5,1 mesi per i dirigenti (4,5 nel 2024),
- 4,5 mesi per i quadri (4,9 mesi del 2024)
- 4,4 mesi per gli impiegati di primo livello (4,4 nel 2024)
I settori che registrano i numeri più alti di ricollocazioni sono engineering, automotive e ICT, mentre le funzioni commerciali, amministrative/finance e operation sono le più richieste.
Il 65% delle persone ricollocate nel 2025 ha ottenuto un ruolo uguale o superiore rispetto a quello precedente e il 59% ha mantenuto o migliorato il proprio compenso.
Outplacement verso un nuovo approccio culturale
Nonostante i risultati positivi, è innegabile che in Italia l’outplacement sia spesso limitato ancora alle grandi aziende e sia, ancora più di frequente, oggetto di negoziazione. “Monetizzare il servizio di outplacement è un errore gigantesco”, avvisa Cetti Galante, perché “in tempi di people scarcity è controproducente continuare a promuovere politiche passive, come lunghe casse integrazione”.
Per cambiare le cose, serve un salto culturale, nelle aziende, ma anche tra i lavoratori, che spesso considerano il proprio posto fisso come unica chance. “Invece ci sono migliaia di posti di lavoro, anche lontani dal digitale, ma sappiamo che metà vanno scoperti. Serve più consapevolezza e orientamento. Ed è questa la ‘magia’ del nostro lavoro: partire dalla persona e sostenere chiunque, con la convinzione che tutti hanno un potenziale che va trovato. A differenza di attività come il recruiting e lo staffing, non si parte dal ruolo da ricoprire per ‘scremare’ le persone, ma dall’individuo per accrescere le sue competenze” sottolinea Cetti Galante.
Molto concretamente, basti pensare, dice Galante, a competenze semplici e immediatamente spendibili: “Il patentino del muletto per un operaio, la patente C per un autista. Sono competenze che permettono di lavorare subito in settori dove c’è una domanda enorme”.
Un mestiere che si evolve: dal supporto psicologico alla trasformazione personale
Accompagnamento personalizzato, coaching, analisi dei valori personali e professionali, sono tutti aspetti di un concetto di outplacement evoluto, in cui il percorso serve anche a ripensare il proprio rapporto con il lavoro.
“Oggi molte persone non vogliono solo un nuovo lavoro, ma un nuovo equilibrio, magari passando da dipendenti a freelance, da lavoratori subordinati a imprenditori. E noi li aiutiamo in questa transizione, anche con garanzie di rientro nel programma, che tutte le società di AISO prevedono, se il progetto non funziona, per poter usufruire dei mesi ancora disponibili. E anche dopo, le competenze che si acquisiscono restano”.
Outplacement verso un possibile rafforzamento normativo
Il tema potrebbe presto trovare spazio anche nel dibattito legislativo. Negli ultimi mesi, infatti, AISO ha presentato una proposta di legge volta a favorire una diffusione più ampia e strutturata dei servizi di outplacement attraverso l’utilizzo di fondi europei dedicati, seguendo modelli già adottati in Paesi come Francia e Spagna. Nella stessa direzione si inserisce una proposta avanzata dal presidente della Commissione Lavoro della Camera, Walter Rizzetto, che punta a rendere obbligatorio il ricorso a percorsi di supporto alla ricollocazione in caso di licenziamenti per giustificato motivo oggettivo, riorganizzazioni aziendali o delocalizzazioni produttive. Secondo il presidente di AISO, Raffaele Pechy de Pechujfalu, investire in modo strutturato sull’employability e sulle competenze rappresenta non solo una tutela per i lavoratori nelle fasi di transizione, ma anche una leva strategica per la competitività del Paese, chiamato a confrontarsi con trasformazioni sempre più rapide del mercato del lavoro.
Le principali società di outplacement in Italia
Nella tabella di seguito trovate le principali soluzioni di outplacement in Italia che fanno parte di AISO, l’Associazione italiana delle società di outplacement:
| Intoo | https://www.intoo.com/it/ |
| LHH | https://www.lhh.com/it/it/ |
| OP Solutions | https://www.opsolution.it/ |
| Openjobmetis / Corium Outplacement | https://www.openjobmetis.it/it/aziende/i-servizi-per-le-aziende/outplacement |
| Randstad Risesmart | https://www.randstad.it/risesmart/ |
| Rochester Executive Advisory | https://www.rochester-executive.com/ |
| SA Change | https://sa-change.it/ |
| Talent Solutions | https://www.mpgtalentsolutions.com/it/it/soluzioni/outplacement |
| Uomo e Impresa | https://www.uomoeimpresa.it/it |
| Vertus | https://www.vertus.it/ |
Tutte le società che si occupano di outplacement in Italia
Oltre a queste citate, nel panorama italiano, sono presenti quasi 200 società, riportate dal Ministero del Lavoro e della Politiche Sociali che, oltre agli altri servizi che mettono a disposizione, sono autorizzate a erogare servizi al supporto alla ricollocazione professionale. Si tratta di un gruppo di società molto eterogeneo per geografia, dimensione e core business, che si occupano generalmente di selezione, formazione, consulenza e che sono autorizzate a gestire anche le transizioni di carriera. Eccole nella tabella.
Fonte della lista: https://politicheattive.lavoro.gov.it/albi-informatici/



