Il talento è ovunque, ma le opportunità no: perché il lavoro globale richiede un nuovo modello organizzativo
In vista dell’evento “Beyond Borders”, in programma il 22 settembre 2026 a Milano, Daniele Petrelli, VP Sales di Remote, analizza le sfide che le aziende affrontano quando assumono e gestiscono talenti distribuiti in diversi Paesi

Assumere un professionista che vive e lavora dall’altra parte del mondo oggi è tecnicamente possibile, ma nella pratica non è semplice come potrebbe sembrare. Significa confrontarsi con normative nazionali, regimi fiscali, contratti, payroll e adempimenti diversi, in una complessità che molte aziende non sempre sono in grado di gestire quando decidono di assumere persone oltre i confini nazionali.
I motivi per guardare oltre il mercato del lavoro locale sono diversi. Secondo il Future of Jobs Report 2025 del World Economic Forum, il 63% delle imprese considera il divario di competenze uno dei principali fattori che influenzeranno la trasformazione del business nei prossimi anni. Ampliare il bacino di ricerca oltre i confini nazionali diventa così, per molte organizzazioni, una necessità.
È da questo punto che parte la riflessione di Daniele Petrelli, VP Sales di Remote, piattaforma specializzata nella gestione del lavoro internazionale. «Il talento è ovunque, ma le opportunità ancora no», osserva Petrelli, sintetizzando quello che considera il principale paradosso del mercato del lavoro. «Il tema non è soltanto la disponibilità delle competenze: sempre più spesso le aziende riescono a individuare i professionisti di cui hanno bisogno, ma ciò che continua a rappresentare un ostacolo è la possibilità di assumerli e gestirli in modo conforme quando lavorano in altri Paesi».
Secondo Petrelli, una delle principali criticità deriva dal fatto che «il mercato del lavoro si è internazionalizzato più rapidamente dei modelli organizzativi con cui le imprese gestiscono le persone».
Dall’accesso al talento all’Employment Infrastructure
Se il nodo non è tanto la fase del recruiting in quanto tale, ma la possibilità di trasformare un candidato in una risorsa che può essere assunta e gestita in qualsiasi Paese, anche gli strumenti devono cambiare.
È in questo contesto che Remote colloca il concetto di Employment Infrastructure, con cui descrive l’evoluzione del proprio modello. L’idea è superare una gestione frammentata del lavoro internazionale, in cui payroll, compliance, Employer of Record (EOR) e gestione dei contractor vengono affrontati attraverso strumenti e interlocutori differenti, per integrarli in un’unica infrastruttura.
Per Petrelli, questo significa mettere a disposizione delle aziende un sistema che consenta di assumere, gestire e retribuire dipendenti e collaboratori in Paesi diversi in un unico processo, anziché con attività gestite in modo indipendente.
È in questo senso che cambia anche il ruolo della tecnologia, non è più soltanto uno strumento per automatizzare attività amministrative, ma l’elemento che permette di coordinare processi complessi, integrando aspetti organizzativi, normativi e operativi in un’unica piattaforma. La domanda, allora, non è quanto l’intelligenza artificiale renda più efficienti le attività dell’HR, ma se stia ridefinendo ciò che questa funzione può realmente fare.
Che cosa cambia per l’HR
Per Petrelli, questa trasformazione riguarda direttamente le Risorse Umane. «Se la possibilità di accedere alle competenze non è più limitata dai confini geografici, anche il lavoro dell’HR si amplia. Il compito va oltre la gestione del processo di selezione o del rapporto di lavoro, si tratta piuttosto di creare le condizioni perché l’azienda sia in grado di assumere e integrare professionalità che operano in contesti normativi, fiscali e contrattuali diversi» specifica Petrelli.
«L’HR – continua – diventa il punto di raccordo tra organizzazione, tecnologia e compliance, con l’obiettivo di rendere il lavoro internazionale un processo gestibile, anziché un’eccezione da affrontare caso per caso».
Ci si deve dunque interrogare se il futuro dell’HR passi ancora dalla gestione delle persone o dalla capacità di rendere accessibili le competenze di cui l’organizzazione ha bisogno, ovunque si trovino.
Il nodo centrale: le domande aperte
Le riflessioni di Petrelli aprono alcune domande che molte aziende stanno già affrontando: come rendere realmente accessibile il talento globale? Come gestire compliance, payroll e processi internazionali senza aumentare la complessità organizzativa? E quale ruolo dovrà assumere la funzione HR in questo nuovo scenario?
Sono questi i temi che saranno approfonditi durante Beyond Borders: la nuova infrastruttura del lavoro globale, l’evento organizzato da Remote.
L’appuntamento è a Milano, presso Terrazza Duomo 21, il 22 settembre 2026, dalle 10 alle 12.30.
L’evento è gratuito ed è riservato a HR C-level, HR Manager, Payroll Manager, CEO, CFO e Finance Manager di aziende medio-grandi (fino a 2.000 dipendenti).
I posti sono limitati: consulta il programma completo e registrati all’evento.



