Family Day aziendale tra nuove famiglie e inclusione
Mentre cambiano le strutture familiari e cresce l’attenzione alle politiche family friendly, una giornata in azienda può davvero favorire il senso di appartenenza? Dai casi aziendali alle questioni aperte all’insegna dell’inclusione

Aprire le porte dell’azienda ai figli dei dipendenti, ma anche organizzare laboratori negli uffici per mostrare come nascono i prodotti o invitare i genitori a conoscere il lavoro dei figli. Il Family Day ha sempre assunto forme diverse, andando oltre il format più classico dedicato ai bambini che scoprono dove e come lavorano i genitori. Ma oggi forse ancora di più, considerando da un lato che le per le sue potenzialità in termini di relazione tra persone e organizzazione, senso di appartenenza e conoscenza della cultura aziendale, rimane a tutti gli effetti un evento corporate da progettare con obiettivi chiari e un’esperienza coerente con il pubblico a cui si rivolge.
Ma una giornata che può rendere più visibile il legame tra vita professionale e personale, solleva anche una domanda: quanto è rappresentativo un evento costruito intorno alla famiglia nella società di oggi?
Perché organizzare un Family Day aziendale
Secondo l’Istat, nel biennio 2024-2025 le famiglie composte da una sola persona rappresentavano il 37,1% del totale, mentre le coppie con figli erano il 28,4%. Insomma, è evidente che la famiglia non ha per tutti la stessa forma, così come non per forza poter mostrare dove si lavora è un’esperienza significativa per ogni dipendente.
Per capire se abbia senso mantenere un evento Family Day, occorre partire dagli obiettivi: favorire la conoscenza reciproca, avvicinare le famiglie alla realtà aziendale, far conoscere il lavoro svolto o rafforzare il senso di appartenenza?
Una meta-analisi pubblicata nel 2025 sul Journal of Vocational Behavior ha ribadito associazioni positive tra politiche e supporti aziendali favorevoli alla famiglia e diversi risultati lavorativi e personali, tra cui il work-life balance. Lo studio aiuta a inquadrare il tema: il modo in cui un’organizzazione considera le esigenze familiari può avere rilevanza per l’esperienza lavorativa. Ecco perché quando si parla di Family Day anche la parola e la sensibilità dell’HR possono avere peso.
Format tradizionali e non
La formula più classica del Family Day prevede che siano i figli a visitare il luogo di lavoro dei genitori. In questo caso, il programma può alternare momenti di scoperta degli ambienti aziendali, attività ludiche e occasioni per conoscere professioni e attività.
La scelta delle proposte deve tenere conto dell’età dei partecipanti, poiché come è evidente un laboratorio adatto ai bambini più piccoli può risultare poco coinvolgente per gli adolescenti, mentre una visita guidata rischia di essere poco efficace se non lascia spazio alla partecipazione.
Possiamo prendere come esempio il family day della Rai, Bimbo Rai, che nel giugno 2026 ha raggiunto la 17ª edizione. Il programma è stato differenziato per bambini e ragazzi più grandi anche sulla base dei questionari di gradimento delle edizioni precedenti. È così che alle attività ludiche e agli spettacoli per i più piccoli si sono affiancate, per gli adolescenti, proposte formative e dimostrazioni pratiche su temi come la prevenzione, la sicurezza e la gestione delle emergenze.
Anche il lavoro svolto dall’azienda può diventare il punto di partenza per costruire le attività. Laboratori, dimostrazioni e visite tematiche consentono di raccontare prodotti, servizi e professioni attraverso esperienze comprensibili ai partecipanti. Ma non è necessario replicare il format di una grande organizzazione: anche una realtà di dimensioni più contenute può organizzare incontri con i diversi team, brevi dimostrazioni o percorsi negli spazi di lavoro.
Il Family Day può essere interpretato anche in direzione opposta: invece di invitare i figli a scoprire il lavoro dei genitori, alcune aziende hanno organizzato giornate in cui sono i genitori a visitare il luogo di lavoro dei figli.
È un caso che vede tra i pionieri LinkedIn, che ormai nel lontano 2013 ha lanciato Bring In Your Parents Day. L’iniziativa nasceva dalla constatazione che alcuni ruoli professionali, soprattutto quelli legati a competenze e professioni emergenti, fossero difficili da comprendere dall’esterno. Nella ricerca commissionata per il lancio, LinkedIn riferiva che il 35% dei genitori non conosceva bene il lavoro del figlio e che il 59% desiderava saperne di più.
Family Day sì, ma inclusivo
Un caso interessante arriva da HIS, azienda turistica giapponese, che nel settembre 2025 ha ripreso il proprio Family Day dopo l’interruzione legata alla pandemia. L’azienda racconta di aver ripensato il format precedente, concentrato soprattutto nella sede centrale e con posti limitati. La nuova edizione ha coinvolto 94 nuclei, per un totale di 305 persone, includendo figli, coniugi, genitori, nonni, fidanzati e partner. Il gradimento medio dichiarato è stato di 4,86 su 5. Il caso offre uno spunto sulla definizione dei destinatari. Se l’obiettivo è coinvolgere le persone importanti nella vita dei dipendenti, è opportuno valutare se aprire la partecipazione a figure familiari diverse da quelle previste dal format tradizionale.
Inclusione significa anche non far percepire la partecipazione come un obbligo. Non tutti hanno figli, non tutti desiderano coinvolgere i familiari e non tutti possono essere presenti. Per questo non è un dettaglio che la comunicazione deve chiarire che l’adesione è volontaria e l’assenza non deve essere interpretata come scarso interesse verso l’azienda.
Dalla progettazione alla valutazione: gli aspetti da non trascurare
Una volta definiti obiettivi e destinatari, si devono tradurre in un programma concreto. Le scelte operative – dagli spazi alla durata delle attività, dall’accoglienza alla sicurezza – incidono sulla qualità della giornata e sulla possibilità di partecipare.
In particolare, è utile considerare:
- Destinatari e obiettivi: chi si vuole coinvolgere e che cosa si desidera far conoscere o sperimentare.
- Programma e tempi: attività adatte alle diverse età, alternanza tra momenti guidati e occasioni di partecipazione, durata sostenibile.
- Accessibilità e sicurezza: capienza, gestione dei flussi, esigenze specifiche, responsabilità per le attività con i minori ed eventuali soluzioni alternative in caso di maltempo.
- Comunicazione: informazioni chiare su iscrizioni, accompagnatori, orari, accessi e modalità di partecipazione.
- Feedback: raccolta di osservazioni utili a migliorare le edizioni successive.



