Creare la “mentalità corporate” partendo dai comportamenti

Fabio Nebbia è il nuovo direttore del personale di Coopservice, una cooperativa in profonda trasformazione. Il gruppo ha oltre 22 mila dipendenti e un fatturato di 930 milioni di euro. “Ci sono le condizioni per fare un lavoro costruttivo, partendo dalla corporate per arrivare a tutti gli addetti. Useremo strumenti tecnologici, ma al centro ci sono le persone e i comportamenti”

Fabio-Nebbia

Fabio Nebbia, 57 anni, è direttore del personale di Coopservice da poco più di tre mesi. Un passato in General Electric, Cromology, Cefla, Honda e BMW Italia, ha raccolto la sfida di contribuire al cambiamento di Coopservice, gruppo con oltre 22 mila dipendenti in Italia e nel mondo e 930 milioni di fatturato nel 2018.

La cooperativa reggiana è una realtà in grande trasformazione: grazie all’adozione di un modello agile ha superato l’organizzazione per linee di servizi per diventare sempre più un player nella fornitura di servizi integrati di facility. Un cambiamento simboleggiato anche dal rinnovamento dell’identità visiva e dal nuovo logo della cooperativa. In questo scenario, il ruolo della direzione hr è strategico.

Quali sono le linee guida del suo lavoro a supporto del cambiamento di Coopservice?

Abbiamo iniziato dalle persone e dai comportamenti…e da una buona base di partenza. Per esempio di recente abbiamo fatto un assessment delle competenze, con una metodologia molto avanzata, che ha coinvolto tutte le prima linee dei manager operativi delle aree di business. La cosa che più mi ha colpito è la disponibilità a ricevere il feedback, anche ai livelli più alti. C’è curiosità e disponibilità a mettersi in discussione, siamo nella migliore condizione per fare un lavoro costruttivo.

Siete una realtà ad alta intensità di manodopera. Qual è la sfida più importante per l’hr?

Diciamo così: la materia prima di chi opera nei servizi sono le persone, siamo obbligati a fare efficienza con le persone. Coopservice ha già avuto risultati positivi nel corso degli anni e dobbiamo continuare su quella strada tenendo insieme la necessità di fare efficienza senza far venire meno le motivazioni di chi lavora. Questo non vuol dire essere buoni, ma essere consapevoli che il valore viene creato da persone, con le loro unicità ed al tempo stesso riconoscere le cose per quelle che sono; anche dicendo dei no, che sono comunque sempre meglio dell’indifferenza.

Siete un gruppo di oltre 22 mila addetti, oltre 15 mila solo nella capogruppo, con cantieri in tutta Italia, servizi diversificati e quasi 2 mila addetti all’estero. Qual è il punto di partenza?

La prima sfida è quella della creazione della mentalità corporate attraverso la valorizzazione del modo in cui si lavora in Coopservice e definendo delle procedure e dei processi sempre più trasversali e sinergici.. Lo faremo anche attraverso la riorganizzazione del settore HR, alla quale stiamo già lavorando, e con l’adozione di un linguaggio comune, ma soprattutto agendo sui comportamenti. Dalla corporate fino alle filiali sul territorio deve essere chiaro il Coopservice Way…il modo in cui si fanno le cose qui.

In che modo arriverete in tutti i cantieri?

Useremo tutti gli innovativi strumenti di comunicazione che abbiamo sviluppato, a partire dalla App Coopservice Community, ma lo faremo soprattutto con i comportamenti. Quella è la priorità! E dobbiamo iniziare dalla corporate. L’esempio è quello del sasso nello stagno: i cerchi partono dal centro e noi dobbiamo operare affinchè si allarghino il più possibile, restando però uniformi. Il messaggio e il modo di essere Coopservice non deve snaturarsi con l’allontanarsi dal centro, sarebbe una sconfitta….Arriveremo in tutti i luoghi in cui operiamo attraverso i nostri circa 500 capicantiere, veicolo della mentalità corporate e esempio per quanto riguarda i comportamenti.

Poi ci sono i quasi seimila soci della cooperativa…

Un grande patrimonio. Coopservice è una cooperativa vera, a larga base sociale, a mutualità prevalente e con un legame forte tra l’impresa e i soci. Ho partecipato alle diverse assemblee territoriali in tutta Italia, in occasione della presentazione del bilancio. Sono momenti importanti, in cui confrontarsi con quei soci lavoratori più attivi e più legati alla cooperativa, occasioni in cui far passare i messaggi di cui parlavo prima e avere feedback. Ma i soci vanno anche valorizzati: la direzione soci, con la quale sto collaborando, sta pensando a dei pacchetti dedicati, con servizi in linea con quelli che sono i valori della cooperativa, tra cui quello di guardare al futuro e creare valore nel tempo.

Quali altri progetti porterà avanti?

L’idea è quella di valorizzare le nostre politiche di “Learning & Development” come l’Academy, o il progetto Coopservice Way. Dobbiamo inoltre rafforzare le nostre attività di branding verso l’esterno e rendere sistematiche alcune attività, realizzate con metodologie innovative quali il design thinking o il data management, che consentono agli operatori di lavorare meglio, ai clienti di essere soddisfatti e all’azienda di avere meno assenteismo e personale ingaggiato. Di pari passo deve viaggiare la riorganizzazione delle funzioni, anche attraverso un necessario processo di accentramento, utile a sviluppare quella che ho definito mentalità corporate. Però prima l’attenzione alle persone, all’empatia in azienda, ai comportamenti…poi verrà tutto il resto.

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