Ferrari: anche il contratto integrativo è da fuoriserie

Il rinnovo dell’accordo di secondo livello, applicato a tutti i 3.500 addetti della casa di Maranello, prevede un premio di risultato fino a un massimo di 13.500 euro se saranno raggiunti gli obiettivi di produzione, redditività e qualità. L’azienda: le persone sono al centro della nostra attività. Ma in Italia la contrattazione integrativa è ferma al 20% delle imprese.

Ferrari

Quello della Ferrari è un contratto integrativo che si è fatto notare, soprattutto per l’ammontare del premio di risultato, che potrà arrivare fino a 13.500 euro l’anno se saranno raggiunti gli obiettivi di produzione, di qualità, di redditività e di presenza al lavoro. L’integrativo, di recente rinnovato a Maranello, si applica a tutti i 3.500 dipendenti del gruppo in Italia ed è figlio di una situazione aziendale molto positivo, che consente un miglioramento deciso della retribuzione dei dipendenti, sia in forma diretta che in forma indiretta, attraverso il welfare o le condizioni migliorative in caso di malattia.

Ha fatto molto clamore l’ammontare del premio, decisamente alto rispetto a quello erogato da imprese che pur hanno ottime relazioni industriali e integrativi avanzati, ma per la Ferrari l’accento non va posto solo sulla parte monetaria. “Questo sistema di incentivazione – ha scritto Ferrari Auto Spa, a proposito dell’integrativo – si inserisce nel più ampio sistema di welfare aziendale che pone le Donne e gli Uomini della Ferrari al centro di tutte le attività. Un impegno crescente per la formazione, premi per il miglioramento di prodotti e processi, visite mediche gratuite per i dipendenti e i loro familiari, borse di studio e una cura scrupolosa dell’ambiente di lavoro sono alcune delle iniziative con cui Ferrari aiuta le sue Persone a sviluppare appieno il loro potenziale, nella convinzione che esse siano la risorsa più importante per l’innovazione”.

L’integrativo è valido per il periodo 2020-2023 e questo è il modello stabilito per l’erogazione dei premi: subito 4.600 euro per tutti; saldo fino a 8 mila euro, versato ad aprile successivo  se si raggiungono i parametri massimi di produzione, Ebitda e qualità. La somma potrà salire fino a 13.500 in caso il dipendente non sia mai stato assente.

Per i sindacati firmatari (Fim-Uilm-Fismic, non la Fiom), l’integrativo è un successo. Soddisfazione anche da parte dell’azienda. Il direttore Hr di Ferrari, in una dichiarazione al Sole 24 Ore, ha ricordato la cornice nella quale si è inserito il nuovo integrativo. «Lavorare in Ferrari è una missione e gli obiettivi ambiziosi che il gruppo si è dato con il piano strategico al 2022 sono una sfida per tutti noi, perché il bene dell’azienda coincide con il bene dei lavoratori e a noi tutti spetta il compito e l’obbligo di trasmettere alle future generazioni il patrimonio costruito a Maranello in 90 anni di attività, innovandolo. Per questo abbiamo aumentato del 45%, tra 2017 e 2018, le ore di formazione erogate (oltre 51.500) e per questo stiamo ulteriormente incrementando l’impegno: dobbiamo supportare il lancio di 15 nuovi modelli di vetture da qui al 2022 e lo sviluppo dell’ibrido, che rappresenterà il 60% delle vetture a fine piano».

Lo scenario

La contrattazione di secondo livello non è ancora molto diffusa in Italia. Lo è maggiormente in quei comparti (es. metalmeccanici) e in quei territori in cui c’è un maggiore radicamento sindacale, una tradizione di relazioni industriali avanzate e buona competitività delle imprese. Ma anche in queste realtà si arriva a un terzo o poco più di imprese con contratti di secondo livello. In Italia, secondo diversi osservatori sindacali, la contrattazione integrativa interessa circa il 20% delle imprese. Alcune cifre e valutazioni si trovano nel primo rapporto sulla contrattazione di secondo livello, pubblicato a inizio anno dall Cgil.

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