HR e trasformazione digitale, quale futuro

La trasformazione digitale fatica a entrare nei processi di gestione del capitale umano. E in Italia qual è la situazione? I risultati di uno studio 2017 di Idc, società specializzata in ricerche di mercato

HR e digital trasformation

C’è ancora troppa poco digitalizzazione nel settore dell’HR e nei processi di gestione del capitale umano.

È la conclusione a cui è giunta la ricerca realizzata da Adp (società che si occupa di human resources outsourcing) e Idc (specializzata in ricerche di mercato) i cui analisti hanno intervistato un campione di oltre 2000 decision makers del settore HR in otto Paesi europei, tra cui l’Italia.

Le risposte ottenute hanno riprodotto una realtà tutt’altro che rosea e mostrato i ritardi del settore in fatto di digitalizzazione: oltre un quinto (il 22%) dei processi di human capital management è ancora gestito manualmente nelle aziende e non tramite tecnologie apposite, che pur esistono e renderebbero decisamente più rapido ed efficiente il lavoro. Basti pensare che il 37% dei dati gestiti dalle imprese di media grandezza è ancora affidato a Excel o a database affini. Eppure le soluzioni IT, come i big data e gli algoritmi predittivi, possono rendere i processi più efficienti, automatizzando quelli ripetitivi e offrendo grandi opportunità ai direttori delle risorse umane.

Uno dei motivi di un tale ritardo è che la digitalizzazione dei processi aziendali richiederebbe, innanzitutto, una condivisione di competenze e una collaborazione ravvicinata tra il comparto risorse umane e il settore information technology che troppo spesso manca: solo il 28% dei responsabili delle risorse umane intervistati ha affermato di coinvolgere gli It manager nelle decisioni riguardanti la gestione del personale.

 

Ma qual è nello specifico la situazione italiana?

Ha un apposito focus sul nostro Paese l’indagine sponsorizzata da Cornerstone OnDemand (azienda leader nella creazione di software per la gestione del capitale umano) e realizzata da Idc nel corso del 2017: “Azienda del futuro e trasformazione digitale: sfide e opportunità per liberare il talento”.

È emerso, innanzitutto, che le risorse umane in Italia esprimono una nozione piuttosto tradizionale del proprio ruolo in azienda: le attività più importanti che li riguardano rimangono il reclutamento (49%), l’amministrazione dei dipendenti (39%) e la gestione della formazione (32%), mentre ancora poco si occupano di pianificazione della carriera e gestione delle retribuzioni.

Tuttavia le imprese italiane stanno prestando sempre maggiore attenzione alle dinamiche di gestione del capitale umano, avvicinandosi rapidamente alla media europea: si tratta di un risultato particolarmente significativo, perché mette in evidenza il ruolo che potrebbero assumere le risorse umane nei prossimi anni. Per quanto riguarda la transizione verso la digitalizzazione dei processi, la resistenza culturale al cambiamento organizzativo rappresenta il primo ostacolo, in Italia così come in Europa. Ma a ciò si aggiunge, nel nostro Paese, una mancanza di visione da parte della leadership e la carenza di risorse finanziarie.

Occorre dunque, suggeriscono gli autori della ricerca, un maggiore sforzo per dare un adeguato supporto ai progetti di trasformazione digitale, perché il rischio di rimanere indietro può compromettere il futuro di un’azienda.

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