I robot rubano il lavoro? No, favoriscono l’occupazione

L’analisi di Confindustria sul triennio 2017-2019, durante il quale sono stati introdotti gli incentivi per gli investimenti tecnologici delle imprese, mostra che il progresso stimola il lavoro.

robot

L’introduzione delle tecnologie non ostacola le assunzioni ma le incentiva. A mostrarlo la fotografia scattata da Confindustria su quanto accaduto tra il 2017 e il 2019, ovvero a partire dall’anno in cui il Governo italiano ha nesso in campo il provvedimento  “Industria 4.0”, un contributo per l’acquisto di beni strumentali incorporanti tecnologie digitali avanzate.

Fino al 2019 l’agevolazione ha assunto la forma di iper-ammortamento a fini fiscali del valore dell’investimento effettuato, mentre da gennaio 2020 si è tramutata in credito d’imposta. Una recente ricerca del Centro Studi Confindustria e della Direzione Studi e Ricerche Economico Fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze ha analizzato l’utilizzo dell’iper-ammortamento nel suo primo anno di introduzione e i suoi effetti occupazionali per le imprese beneficiarie”, spiegano da Confindustria.

Sette miliardi di euro la cifra investita stimata, che corrisponde all’8,5% degli investimenti privati medi annui, il 16% “se la quota è calcolata all’interno del manifatturiero”. L’investimento ha riguardato prevalentemente le piccole e medie imprese, soprattutto localizzate nel nord Italia, la maggior parte delle quali non avevano mai investito in tecnologia.

Un processo che avrebbe stimolato le assunzioni, invece che bloccarle: “La dinamica delle assunzioni nelle imprese beneficiarie dell’iper-ammortamento è stata migliore di quella che si sarebbe presumibilmente registrata in assenza degli investimenti agevolati”, si legge nel resoconto pubblicato da Confindustria. Laddove, invece, le assunzioni sono cessate, le motivazioni non paiono essere correlate agli investimenti effettuati.

A beneficiare delle maggiori assunzioni sono stati soprattutto i giovani (+2,6 p.p. tra quelli sotto i 35 anni) ma l’effetto occupazionale è positivo e significativo anche per i lavoratori più anziani, che hanno beneficiato sia di maggiori assunzioni (+1,3 p.p tra quelli sopra i 35 anni) sia di minori cessazioni di lavoro (-1,0 p.p.) rispetto a quanto si sarebbe verificato in assenza di investimenti in tecnologie 4.0”, si legge ancora nell’analisi effettuata da Confindustria.

La maggiore domanda di lavoro ha interessato tutti i livelli professionali, ma è stata particolarmente pronunciata per operai specializzati e conduttori d’impianti (+2,2 p.p. le assunzioni). Per le professioni ad alta qualifica l’effetto appare economicamente contenuto, in linea con quello stimato per le professioni non qualificate (+0,5 p.p.). Ciò dipende dallo scarso impiego di queste figure da parte delle imprese di piccola e media dimensione. Tra le grandi, invece, l’effetto degli investimenti 4.0 sulle loro assunzioni arriva a +8 punti percentuali.

Insomma, ciò che si evince dall’analisi effettuata dal Centro studi Confindustria e dalla Direzione studi e ricerche economico fiscali del Ministero dell’Economia e delle Finanze, è che l’iper-ammortamento ha avuto un impatto positivo sulla trasformazione digitale del sistema produttivo italiano, favorendo anche una significativa crescita dell’occupazione nelle imprese coinvolte dalla misura. “Fondamentale sarà continuare il monitoraggio della misura fiscale per gli anni successivi al 2019 – le conclusioni – così da verificare se e in che misura quanto appena delineato trovi riscontro tra le imprese che hanno beneficiato dell’agevolazione fiscale negli anni più recenti, e approntare, ove necessario, gli opportuni interventi di politica industriale”.

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