Rientro dei cervelli, dalla pandemia uno stimolo in più a riprovarci nel proprio Paese

Mentre una ricerca di Pwc mostra come la situazione sanitaria spinga i giovani a tornare in Italia, il convegno We’re back organizzato da NewGen offre spunti per valorizzare i giovani talenti in fuga all’estero.

I talenti che lavorano all’estero tendono a voler rientrare in Italia da quando è esplosa la pandemia da Covid-19. Lo mostra una recente ricerca di Pwc: il 75% degli italiani si aspetta una crisi lunga. E se è vero che il 71% di chi lavora all’estero pensava di rientrare anche prima della pandemia, è altrettanto vero che questa propensione a cercare opportunità lavorative è aumentata. A mostrare questo trend è anche il “polso” dell’associazione NewGen, che organizza a Genova da due anni il convegno We’re back, dedicato a tutti quei giovani che fanno esperienza all’estero, ma vorrebbero rientrare.  Il 19 settembre si è svolta ‘in presenza’ la seconda edizione: pianificata per maggio, è stata spostata di alcuni mesi a causa della pandemia e ha accolto circa 500 persone, all’80% sotto i 30 anni di età. L’iniziativa – come da intenti dichiarati anche nel sito informativo – “ha l’obiettivo di creare un movimento positivo e dinamico capace di generare opportunità lavorative e di sviluppo in Italia, facilitando il rientro delle grandi risorse che negli anni hanno lasciato nostro paese e valorizzando quelle che sono rimaste”.

“Anche quest’anno abbiamo coinvolto personaggi di spicco che potessero raccontare le loro esperienze all’estero, ma anche speaker che hanno parlato della loro esperienza italiana”, racconta Andrea Ansaldo, vice presidente di NewGen, che con Giuseppe Campo Antico (presidente) e Niccolò Mosci (tesoriere) – tutti under 30 – ha fondato l’associazione che organizza il convegno. Il tema del rientro i tre ragazzi lo hanno vissuto sulla propria pelle – in tempi non sospetti – e ammettono che la pandemia ha accelerato un processo già in atto: “Ci contattano tanti ragazzi per ricevere consigli su come muoversi per tornare, su quali ambiti puntare: noi non siamo head-hunter, ma cerchiamo di dare loro un aiuto”.

I motivi per cui queste persone vogliono tornare sono vari: “Di certo, in questi mesi di pandemia, tante di esse sono rientrate per lavorare dall’Italia per le aziende con cui già lavorano all’estero, per sentirsi più vicini alla famiglia, in tempi in cui viaggiare per incontrarsi è complicato. Una volta, qua, riflettono su come poter tornare in modo definitivo”, spiega Ansaldo.

Il convegno ha voluto offrire punti di vista e stimoli di riflessione attraverso i racconti di ospiti come Vincenzo Novari, Ceo Olimpiadi Milano Cortina 2026, il regista Gabriele Muccino, Victoria Cabello, conduttrice televisiva, e molti altri. Muccino, ad esempio, ha raccontato chiaramente come negli Stati Uniti lui stesso “sia stato riconosciuto dagli stakehoder del mondo cinematografico come una persona talentuosa”, mentre purtroppo in Italia, tendenzialmente, accade che “per i primi anni di carriera, solitamente si venga visti come ‘aiutanti’ di una persona con più esperienza. Il contributo del giovane viene dato per scontato e non viene valorizzato in quanto tale”, sottolinea Andrea Ansaldo. Insomma, anche Muccino, forse, senza l’esperienza americana, non avrebbe raggiunto la fama e la popolarità che ha poi conseguito.

Giuseppe Campo Antico, tuttavia, si sofferma anche sul tema della relazione tra giovani e meno giovani, citando l’intervento del vice-direttore de Il Sole 24 Ore, Roberto Bernabò: “Ha portato l’esempio di una giovane 27enne a capo del settore Media marketing del Financial Times, rilevando che, in quel caso e spesso all’estero, i giovani vengono in fretta indirizzati in posti di rilievo, anche strategici, ma resta importante mantenere il confronto con chi ha più esperienza e, magari, a volte, meno visibilità. Del resto, se l’industria non si confronta con i giovani, perde la base stessa su cui si fonda. E, in ogni caso, il rapporto tra le generazioni non può essere più gerarchico, come ha ricordato anche Vincenzo Novari: la gerarchia non deve essere qualcosa di imposto”.

Di certo, c’è molto di “culturale” nell’atteggiamento che la società italiana ha verso i giovani, per certi aspetti, ma “si sono fatti comunque molti passi avanti – sottolinea il presidente di NewGen – ed è importante che i ragazzi siano attori di questo cambiamento”.

Qualcosa sta senz’altro cambiando, anche sul fronte delle start-up, “ma sarebbe bello che anche in Italia, come accade in Paesi a noi vicini come la Francia e l’Inghilterra, si potesse assistere alla responsabilizzazione di giovani talenti anche in realtà più strutturate”, chiosa Ansaldo.

I ragazzi di NewGen ricordano che nella scorsa edizione di We’re back, Carlo Cottarelli, anche un po’ provocatoriamente e scherzosamente, aveva esortato la platea di giovani a fare figli, dopo aver fatto un excursus sui problemi legati alla sostenibilità delle pensioni. Ma, in fondo, l’esortazione fa parte di un circolo vizioso: altrove a 35 anni i figli si fanno, magari anche perché si hanno le condizioni economiche.

In questo contesto pare che “la pandemia – che tutti ci auguriamo di superare il più presto – stia portando con se’ un’inversione di tendenza; con la dematerializzazione del lavoro le persone si chiedono perché continuano a stare lontano dalle proprie famiglie – spiega Ansaldo – Il Covid diventa in qualche modo una barriera che si abbassa, da cui potrebbero nascere opportunità e azioni che posso diventare di lungo periodo”

“In ogni caso – aggiunge Campo Antico – il nostro messaggio non è ‘state in Italia’ ma, semmai, ‘non è detto che dobbiate andare via per sempre’. Insomma, andare all’estero dovrebbe essere un’ambizione più che una necessità. E il rientro deve essere favorito, sennò un Paese si impoverisce”.

“Non solo – continua Niccolò Mosci – L’Italia deve anche essere attrattiva per gli altri; è evidente che per certi settori – come quello della moda e del design – lo siamo già, ma è più forte l’esodo al contrario, che rappresenta circa il 90% della circolazione”. Certamente “le misure fiscali introdotte negli ultimi anni si stanno configurando come leva per riattrarre cervelli ma, in futuro, dovrebbe avviarsi un meccanismo virtuoso per il quale lo Stato colma il gap in modo graduale, ma con l’obiettivo di far ripartire l’economia”.

Lo spirito del convegno è proprio questo: non proporre ricette calate dall’alto ma presentare personaggi che, attraverso le proprie esperienze, siano uno spunto per i giovani. “Avere 500 persone sotto i 30 anni a un convegno come il nostro dimostra che i giovani, se stimolati, si mettono in gioco”, conclude Ansaldo: “Basta offrire loro gli ingredienti per poterlo fare”.

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