Impatti e reazioni al Covid-19 nel mondo: ecco le politiche da adottare

Ilo elabora le policy per tentare di assorbire lo shock economico e sociale prodotto dalla pandemia

coronavirus

A metà marzo l’Ilo, International labour organization, riferiva che, secondo alcune stime, alla fine dell’emergenza il 40-70% della popolazione sarà stata infettata. Uno shock per l’economia e il mercato del lavoro su cui Ilo sta riflettendo per elaborare le policy da applicare a livello nazionale e globale, con l’obiettivo di limitare gli effetti della crisi.

Un elemento imprescindibile, utile anche a ricostruire la fiducia nei governi e nelle istituzioni, dovrà essere costituito da riforme e sistemi di protezione sociale.

Ilo suddivide l’impatto del Covid-19 sul lavoro in tre macro temi: la quantità di posti di lavoro (1), la qualità degli stessi (2), ovvero il cosiddetto undermployment, la sottooccupazione, e l’impatto sui gruppi più vulnerabili e svantaggiati (3).

L’analisi

Rispetto al primo punto, le previsioni riferiscono un aumento della disoccupazione che oscillerà tra i 5,3 milioni e i 24,7 (nel 2008 fu di 22 milioni) (1). La sotto occupazione (ovvero l’abbassamento della qualità del lavoro) aumenterà su larga scala (2), mentre il lavoro autonomo potrà rivelarsi uno strumento di mantenimento e/o sopravvivenza. Va da se’ che questo declino si riverserà anche sui servizi, che registreranno un calo.

La povertà lavorativa sarà ingente: già al 10 marzo si stimava una perdita di 30 mila mesi di attività, che si traducono in una cifra che va dagli 860 ai 3.440 miliardi di dollari; aumenterà quindi moltissimo il numero di persone che si troveranno in una situazione di povertà lavorativa. A subire maggiormente i danni dell’impatto del virus sul mondo del lavoro saranno soprattutto alcuni segmenti della popolazione (3): aumenteranno le disuguaglianze sociali a svantaggio di categorie come gli anziani e le persone con problemi di salute, ma anche i giovani, che sono più vulnerabili rispetto al crollo della domanda di lavoro; anche le donne saranno colpite, poiché sono il segmento più rappresentato nei servizi – il 58,6% delle donne nel mondo lavora in questo settore – e nei ruoli che impegnano in prima linea ad affrontare la pandemia (come nel caso delle infermiere; a rimetterci maggiormente saranno anche gli autonomi, perché meno coperti da meccanismi di protezione sociale convenzionali, e infine i migranti.

Quali scenari: gli impatti economici sul mondo del lavoro

Gli scenari prospettati da Ilo (calcolati su dati del 18 marzo) sono tre, molto differenti tra loro: il primo, “low”, in cui il Pil scende del 2%, la disoccupazione globale aumenta di 5,3 milioni (con un range di incertezza da 3, 5 milioni a 7); il secondo “mid, in cui il Pil diminuisce del 4%, mentre la disoccupazione globale di 13 milioni (range di incertezza tra 7,7 e 18,3); e un terzo, “high”, in cui il Covid-19 ha un effetto dirompente, riducendo la crescita del Pil dell’8% e provocando un incremento della disoccupazione globale di 14,7 milioni (range di incertezza tra i 13 e i 36).

Quali politiche per affrontare questi problemi

I governi, le organizzazioni, i datori di lavoro dovranno adottare leve politiche di sviluppo e crescita, innanzi tutto attivando misure di protezione della salute e di sostegno economico, sia dal lato della domanda che dell’offerta, incentivando il dialogo sociale e la fiducia per superare le tensioni.

I pilastri per combattere il Covid-19, nel frattempo, devono riguardare la sicurezza dei luoghi di lavoro, in cui devono essere adottati tutti i dispositivi e le norme, il miglioramento dell’accesso ai servizi, stimolare il lavoro flessibile e  i congedi per prendersi cura della famiglia. Dal punto di vista economico è necessario attivare politiche fiscali adeguate, politiche monetarie come la riduzione dei tassi di interesse, prestiti; è inoltre necessario investire nel sistema sanitario sia per restituire fiducia, che per offrire nuovi posti di lavoro.

La risposta dei paesi e la lezione da imparare

Secondo il rapporto Ilo, i paesi stanno già rispondendo: inizialmente si sono mossi per combattere la malattia e poi per contrastare gli effetti sull’economia. I pilastri lungo i quali si sono mossi sono, ancora una volta, la protezione dei posti di lavoro e il sostegno all’economia: modalità nuove di lavoro, accesso alle assenze per malattia retribuite, consulenza in materia di sicurezza sul lavoro, prevenzione della discriminazione e dell’esclusione, misure di sostegno alle famiglie con figli in età scolare mentre le scuole sono chiuse. Di certo, ciò che si sta rivelando importante è il tempo di reazione dei paesi rispetto al contrasto alla pandemia.

La conclusione a cui arriva Ilo è che questa pandemia ha caratteristiche uniche, ma di certo si può imparare qualcosa, anche osservando quelle passate: comunicare in modo trasparente per ridurre l’incertezza e aumentare il grado di fiducia, sensibilizzare i lavoratori sulle policy di sicurezza per far sì che le diffondano, pianificare e gestire la crisi con interventi su larga scala e non con azioni a singhiozzo, proteggere con più attenzione alcune categorie e incentivare il dialogo tra governi e parti sociali sono azioni che aumentano la resilienza e aiutano a proteggere lavoratori e lavoro.

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