Data scientist e data analyst: le figure che rivoluzionano il mondo delle utility

Uno studio realizzato da Luiss business school e Manpower rivela come i nuovi scenari cambiano il lavoro nel settore energetico. I punti di vista di Snam ed Enel

utility

Sono il data scientist e il data analyst le figure emergenti di cui ha bisogno il comparto energetico: una necessità che il mercato del lavoro italiano non riesce a soddisfare e sui cui si è concentrata un’indagine realizzata da Luiss business school e Manpower group che ha coinvolto Ceo e Hr di undici delle più grosse aziende del settore.

Ma, se è vero che data scientist e data analyst sono i profili di cui le utility hanno maggiore necessità (23,5% i primi e 11,8 i secondi), è altrettanto vero ci sarà sempre più bisogno di nuove skill e quindi di ulteriori professionalità, come i data architect, data manager, esperti di open innovation, innovation manager, IOT manager, esperti di digital marketing, UX designer, scrum master, ingegneri della manutenzione predittiva delle reti e degli impianti. Insomma, le competenze richieste sono tante, e sono legate alle nuove sfide che il settore energetico pone, non solo in termini di innovazione tecnologica tout court, ma anche di rispetto dell’ambiente e della dimensione sociale.

Quali scenari?

Osservando gli scenari che già si prospettano, si rileva che entro il 2050 due miliardi e mezzo di persone usciranno dallo stato di povertà, facendo crescere la domanda di energia; le fonti saranno diversificate, “un quarto carbone, un quarto oil, un quarto gas e il restante 25% suddiviso tra nucleare e rinnovabili”, e saranno proprio queste ultime a coprire il 40% della domanda energetica globale. La sostenibilità sarà un tema centrale e, per poter ridurre di due gradi il riscaldamento globale entro il 2040, gli stati dell’Unione europea dovranno investire circa 900 miliardi all’anno in energie rinnovabili e 300 in energia pulita.

La digitalizzazione

In un contesto simile, le utility dovranno organizzarsi per poter gestire le energie rinnovabili dislocate sul territorio e costruire reti sempre più digitalizzate che permettano di intervenire velocemente in caso di guasti o black out. Le infrastrutture dovranno essere pensate in modo che i consumatori possano essere anche fornitori, portando a compimento quel concetto di smart city in cui la mobilità elettrica e l’efficienza energetica diventano capisaldi del vivere quotidiano. Ecco perché le utility dovranno sempre più organizzarsi per acquisire nuove professionalità. Va da sé che il gap generazionale si mostrerà in tutta la sua forza e, considerato che la maggior parte del personale impiegato nel settore supera i 50 anni, sarà necessario intervenire affinché si trasformino anche i ruoli manageriali. L’impatto sarà significativo – si legge nel rapporto – “sia per la riduzione della loro numerosità, sia per il cambiamento nella percezione dello status di potere”. Ne conseguirà una “diminuzione delle opportunità di carriera e quindi di motivazione, rendendo potenzialmente critica la sostenibilità della performance aziendale nel tempo”.

Il punto di vista di Snam

Le profonde trasformazioni in corso nel mondo Energy e in particolare nel settore delle infrastrutture energetiche, con un costante aumento degli investimenti in innovazione e digitalizzazione e nella costruzione di reti “intelligenti”, rendono sempre più centrale la capacità di analisi e interpretazione dei dati”, fa sapere Paola Boromei, executive vice president Human resources & organization di Snam, che aggiunge: “Per Snam questi sono processi chiave per incrementare l’efficienza del business e fornire un servizio migliore ai nostri clienti. A questo scopo stiamo progressivamente rinforzando l’area Data & Analytics puntando molto sulla figura del data scientist. In Snam è già operativo un team di data scientist con percorsi di sviluppo ad hoc tramite formazione interna ed esterna, e naturalmente tante opportunità di training-on-the-job. Sul mercato ricerchiamo soprattutto competenze verticali su tecnologie digitali, matematico-statistiche e di machine learning/intelligenza artificiale”.

Cosa ne pensa Enel

La realtà in cui viviamo e operiamo si muove a un ritmo senza precedenti, influenzata da un’incessante evoluzione tecnologica e da una ‘adoption’ in continua accelerazione, dall’intelligenza artificiale ai big data, dalla internet of things alla cybersecurity fino alle realtà virtuali o aumentate. Tutto ciò impatta e impatterà sui principali settori produttivi della nostra società, e nel mondo dell’energia possiamo già apprezzarne gli effetti sui modelli operativi – scandisce Carlo Albini, head of people and organization country Romania per EnelIl nostro settore non si sta misurando solo sul piano puramente tecnologico, ma deve mettere tutti questi abilitatori al servizio delle sfide della transizione energetica e per raggiungere gli obiettivi dell’Accordo di Parigi sul climate change”. Ciò significa “decarbonizzazione, urbanizzazione, elettrificazione e digitalizzazione, ovvero spinta sulla crescita della capacità produttiva rinnovabile; trasformazione delle città, sempre più smart; e-mobility e sviluppo delle reti intelligenti e dell’automazione e l’evoluzione dei modelli di business in ottica di platformization”. Per Albini, dunque, è evidente l’interesse dei player verso figure lavorative nuove, benché ricordi che “non bisogna dimenticare le altre dimensioni, organizzativa e culturale, su cui le funzioni HR del settore sono chiamate a supportare la trasformazione, per esempio verso modelli ‘agile at scale’ o nello sviluppo di data driven organization (con specifici modelli di governance e di sviluppo di competenze e mindset)”.

Insomma, si tratta di un “viaggio che è già una realtà” – chiude Albini – e un esempio virtuoso della collaborazione fra funzioni people and organization e global digital solutions nel guidare e ispirare il necessario cambiamento culturale”.

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