In Europa a rischio 24 milioni di posti di lavoro

Rapporto McKinsey sul futuro del lavoro in Europa e sull’impatto dell’automazione e delle tecnologie: la pandemia ha accelerato le tendenze. Il mercato del lavoro richiederà sempre più figure professionali con alti tassi di conoscenza. Novanta milioni di persone dovranno aggiornare le proprie competenze. Le grandi aree urbane saranno trainanti per lo sviluppo e il lavoro.

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Metti la pandemia, che oltre ai notevoli risvolti sanitari ha avuto anche l’effetto di dare una grande accelerazione ai processi in atto. Metti la rivoluzione tecnologica e l’automazione, che sono alcuni tra i fenomeni che maggiormente impattano sul mondo del lavoro, ed ecco il risultato: 24 milioni di posti di lavoro a rischio in Europa, Regno Unito e Svizzera.

È questa la previsione che emerge da un recente rapporto pubblicato dal McKinsey global institute The future of work in Europe. Automation, workforce transitions and the shifting geography of employment. Non ci sono solo i posti che potrebbero sparire, c’è anche un esercito di lavoratori da riqualificare: sono 90 milioni le persone che dovranno aggiornare le proprie competenze per restare al passo con le esigenze del mercato.

Entro il 2030, il 22% del lavoro attuale potrebbe essere automatizzato, ma parte di questa perdita potrebbe essere compensata dalla necessità del mercato di reperire circa 4 milioni di figure esperte di nuove tecnologie, che andranno a lavorare principalmente nelle aree più dinamiche del vecchio continente.

I settori

Guardando ai settori: a perdere maggiormente occupazione saranno il commercio all’ingrosso e al dettaglio, la manifattura, il settore alberghiero e la ristorazione.

A crescere, invece, saranno i lavori ad alta intensità di conoscenza quali l’istruzione, la tecnologia dell’informazione e della comunicazione, la salute umana e l’assistenza sociale. E a rimodellare il mercato del lavoro non saranno solo tecnologie e robot ma fenomeni complessi che hanno a che fare anche con la geografia, con i movimenti della popolazione e con le grandi aree urbane, che saranno i veri motori dell’economia europea.

McKInsey considera l’Europa come un patchwork variegato di economie locali in cui spiccano le 48 città particolarmente dinamiche – tra cui Amsterdam, Roma, Milano, Copenaghen, Londra, Madrid, Monaco e Parigi – che ospitano il 20% della popolazione europea e hanno generato il 43% della crescita del Pil, il 35% della crescita netta dell’occupazione e il 40% della crescita demografica tra 2007 e 2018. Viceversa, “in 438 regioni con il 30% della popolazione, principalmente nell’est e nell’Europa meridionale” la forza lavoro è in calo, l’età media molto alta e il livello di istruzione inferiore. La restante metà della popolazione vive in aree caratterizzate da economie in gran parte stabili e con una modesta crescita dell’occupazione prima della pandemia.

Riqualificazione

Il rapporto rileva che oltre 90 milioni di persone dovranno sviluppare nuove competenze per stare al passo con le trasformazioni in atto e molti di loro (circa 21 milioni) dovranno cambiare lavoro per effetto di automazione e innovazione. La sfida principale è quella delle competenze, sia per chi già lavora, sia per chi lo farà in futuro. Oggi solo il 40% degli europei in età lavorativa ha un’istruzione “terziaria”, dalla laurea in su. Mentre il 60% delle professioni in ascesa la richiede.

Italia

In Italia la situazione occupazionale è complessa, soprattutto dopo la pandemia: tra Bankitalia e Istat si stima la perdita di oltre 1 milioni di posti di lavoro nei primi mesi dell’anno, ma McKinsey segnala (oltre al dato sull’elevata anzianità della forza lavoro) anche la dinamicità di città come Milano e Roma, oppure Bologna come territorio con un buon mix tra industria e servizi. Nota dolente, il Mezzogiorno: nel Sud e isole (eccetto una parte della Sardegna), l’occupazione è trainata dal settore pubblico: si tratta di zone definite a basso dinamismo economico e con livelli più bassi di istruzione della forza lavoro

Le azioni

Il rapporto delinea anche una serie di azioni che i paesi europei dovrebbero mettere in campo.  Durante la pandemia, hanno messo in atto politiche tese a ridurre gli impatti sull’economia e sul lavoro ma adesso, per McKinsey, è il momento di ragionare sul lungo termine. Ognuno degli oltre mille mercati del lavoro locali analizzati ha mostrato punti di forza e ognuno di loro dovrà stabilire le priorità per affrontare l’oggi e il domani. Tra le azioni citate: far fronte alla disoccupazione giovanile, mantenere al lavoro donne e anziani dove la manodopera è in contrazione,  aiutare chi lavora ad acquisire nuove competenze nel settore manifatturiero, supportare le persone a cambiare lavoro, migliorare i collegamenti e agevolare i prezzi delle case nei grossi centri, dove ci attende un’ondata di nuovi arrivi.

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