La solidarietà piace all’elettrodomestico

Anche Candy decide, insieme alla sua rappresentanza sindacale, di utilizzare i contratti di solidarietà (CdS) per gestire gli esuberi

La società brianzola aveva annunciato 373 esuberi tra stabilimenti ed enti centrali, poi passati durante il negoziato a 310. Anche in questo caso, per trovare la competitività industriale è stata necessaria una pesante cura dimagrante sopratutto dopo avere chiuso il bilancio 2014 con una perdita di circa 26 milioni di euro e una posizione finanziaria netta negativa per 131 milioni.

Il ricorso ai contratti di solidarietà ha, anche qui, permesso di evitare i licenziamenti e i conseguenti impatti sociali. L’utilizzo di questo sistema di ammortizzatori sociali sembra piacere molto al comparto dell’elettrodomestico che è entrato in profonda crisi a partire dal 2009. Abbiamo assistito ad una grossa riduzione dei volumi prodotti in Italia dovuta al processo di spostamento della produzione in paesi a miglior costo (Polonia in primis) e all’aumento della concorrenza a causa dell’ingresso dei produttori coreani e cinesi nel mercato europeo. Il primo accordo numericamente rilevante in questo senso fu siglato a fine 2013 da Indesit che, per gestire circa 1000 esuberi nelle diverse fabbriche italiane e negli uffici centrali aveva concordato, dopo una lunga vertenza conclusasi con un’iniziale accordo separato senza la Fiom che poi, a seguito di una schiacciante sconfitta referendaria tra i lavoratori, aveva siglato l’accordo.

Electrolux poco dopo fece un altro importante accordo basato su un forte utilizzo di questo strumento oltre che su un innovativo piano di risparmio sul costo del lavoro. Whirlpool, dopo avere acquisito Indesit, ha provato a scardinare questo meccanismo cercando di importare il suo modello utilizzato nella piccola unità produttiva di Trento ( licenziamenti immediati a fronte di incentivazioni esorbitanti) ma ha dovuto dopo pochi mesi tornare indietro, ricalcando fedelmente il modello dell’accordo Indesit.

Insomma una serie di accordi basati su questo strumento che consente, attraverso una riduzione collettiva dell’orario di lavoro, di mantenere l’occupazione (il lavoratore percepisce circa l’80% del salario lavorando il 50% del tempo) e per le imprese di ottenere da subito la riduzione equivalente di costo del lavoro senza dovere spendere costi di ristrutturazione elevati per effettuare i licenziamenti. Questi accordi prevedono la tenuta di questo impianto fino al 2017 anno in cui, teoricamente, scadranno le possibilità di proroga di questo ammortizzatore sociale.

Sarà interessante vedere cosa succederà allora.

Condividi questo post

Condividi Hr Link