Lo smart working nell’aerospaziale: la sfida di Avio

Il lavoro agile è stato introdotto per gli addetti di alcuni settori che non operano direttamente con software non esportabili. Uno dei limiti è quello della sicurezza informatica. Il direttore HR, Stefano Bottaro: “Il percorso è iniziato, con ottimi risultati per l’impresa e soddisfazione del personale. Puntiamo su lavoro smart, talento e internazionalizzazione”

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Secondo Mariano Corso, Responsabile Scientifico dell’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, il lavoro smart è un fenomeno inarrestabile perché è un cambiamento che risponde alle esigenze delle persone, delle organizzazioni e della società nel suo complesso. Ci sono anche esigenze d’impresa che ancora non si conciliano con il fenomeno smart. Ne abbiamo parlato con Stefano Bottaro, responsabile HR di Avio Spa.

Cosa pensa dello smart working?

Dai confronti continui con i colleghi, noto che lo smart working non è più l’eccezione, è la regola. Ci sono realtà, in ambito ingegneristico, che praticano smart working quattro giorni a settimana: l’eccezione è il giorno in cui si va al lavoro… Non c’è dubbio che il futuro del lavoro sia smart, ma occorre una premessa.

Dica…

Lo smart working funziona dove ci sono culture aziendali avanzate, dove la prestazione non si valuta solo in base alle ore di presenza ma sugli obiettivi. Serve un humus culturale di un certo tipo e, ca va sans dire, non può funzionare dove ci sono attività prevalentemente industriali.

Detto questo?

Lo smart working crea vantaggi. Ad esempio, l’impresa può avere un risparmio diretto sugli spazi fisici che utilizza. Il concetto di postazione assegnata sta venendo meno, questo consente una razionalizzazione delle sedi periferiche o distaccate. C’è anche un vantaggio in termini di retention, soprattutto per chi ha sedi in località abbastanza distanti dalla grande città, come noi. Il dipendente ha un grande vantaggio e un grande risparmio a poter lavorare in modalità smart, per obiettivi. Ne guadagna anche la società nel complesso, perché circolano meno persone e si riduce l’impatto sull’ambiente. Infine, ma non ultimo, i dipendenti che fanno smart working danno feedback molto positivi: lo vedo in Avio e lo sento continuamente dai colleghi HR.

In Avio come vi siete strutturati con lo smart working?

Lo stiamo facendo, con grande soddisfazione. Inoltre, ci siamo dovuti confrontare anche con le questioni informatiche, legate sia a software non esportabili su pc portatili sia al tema di attacchi hacker, che non possiamo permetterci di sottovalutare per la natura della nostra attività.

Però siete partiti…

Sì. Lo scorso settembre abbiamo siglato un accordo con le RSU che introduce, per una fase sperimentale di un anno, lo smart working per un giorno a settimana per gli addetti dei settori hr, legal & compliance, comunicazione e per una parte di chi lavora negli acquisti e utilizza sistemi software esportabili all’esterno dell’azienda. Il processo è iniziato, penso che continuerà e che si allargherà ad ulteriori settori e persone.

Come funziona in pratica?

La settimana precedente deve essere comunicato il giorno di smart working per la settimana successiva: se non ci sono problemi particolari, basta la comunicazione. Potrebbe essere revocato per esigenze organizzative particolari, ma è accaduto raramente. Con i sindacati abbiamo convenuto che una giornata di smart working equivale a otto ore lavorative: non sono previste prestazioni aggiuntive. Lo abbiamo fatto per evitare abusi.

Che feedback state avendo?

Chi fa smart working è entusiasta di poterlo fare e dal punto di vista aziendale notiamo che sempre più le persone entrano nell’ottica dell’obiettivo da raggiungere, non del tempo che ci si impiega, con una gestione matura e responsabile dei propri tempi e delle prestazioni.

Che progetti avete per il futuro?

Compatibilmente con il tema dei software di cui abbiamo parlato, immagino che ci sia un allargamento ulteriore delle aree di smart working.

Quali sono oggi gli elementi cruciali per coniugare qualità del lavoro e buoni risultati d’impresa?

Quante ore abbiamo… Un elemento importante è sicuramente lo smart working, che genera buoni risultati per l’azienda e dipendenti felici, in generale e anche i nostri che magari si risparmiano un viaggio da Roma a Colleferro e ritorno. Poi avere persone di talento, con una mentalità aperta, esperienze globali e ambienti di lavoro fortemente internazionalizzati. Abbiamo appena assunto un ingegnere indiano con esperienze in grandi aziende aerospaziali degli USA, che andremo a inserire in un team di lavoro cosmopolita. Siamo al top del talento e ambienti di lavoro di questo tipo danno una grande spinta alle persone.

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