Top Job 2019/2020: ecco le aziende in cui è meglio lavorare

L’indagine dell’Istituto tedesco di qualità e finanza ha usato algoritmi e intelligenza artificiale per stilare la classifica, a partire da ciò che si dice in rete sui datori di lavoro

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Sono 300 le aziende migliori in cui lavorare secondo Itfq, l’Istituto tedesco di qualità e finanza che fa capo al gruppo Hubert Burda Media, leader di employer branding nei paesi di lingua tedesca: a queste, tra le 2 mila analizzate, è andato il sigillo Top Job 2019/2020, assegnato dall’istituto secondo rigorosi criteri scientifici.

Quali i brand analizzati

Enel, Avio, Ikea, Intesa Sanpaolo, Unilever, Lidl Italia, Ing Direct, Nespresso Italia, Mapei, Generali, Amazon, Barilla, Granarolo e Ferrero sono alcuni dei brand vincitori tra quelli presi a campione, individuati tra le imprese con il maggior numero di dipendenti. Tra i settori in vetta alla classifica spiccano cultura e all’intrattenimento, seguiti da automotive, media, tecnologie hardware, retail ed elettronica, che stanno tra i 100 e 67,5 punti percentuali; l’e-commerce si posiziona al 41,4% per lasciare il posto successivo all’industria del lusso (21,5%) e alla grande distribuzione (15,2). Agli ultimi tre posti di questa classifica troviamo, in ordine, acqua/luce/gas (7,3%), servizi pubblici (7,2%) e industria dolciaria (5,2%). 

Il metodo di analisi

L’intelligenza artificiale e gli algoritmi sono gli strumenti utilizzati da Itfq per stilare la classifica: analizzando social media, blog, commenti, video, siti di notizie, forum gli analisti hanno scovato oltre due milioni di citazioni relative alle aziende prese come campione: un’enorme quantità di informazioni da cui l’Istituto è certo di poter fornire la “classifica con la maggior base di dati tra tutti i ranking sui datori di lavoro in Italia”.

Come viene spiegato da Itfq, “l`intelligenza artificiale controlla ogni frammento di testo e considera se il tono e il modo in cui è scritto è positivo, negativo o neutrale”. Il cosiddetto social listening è la modalità di analisi utilizzata, a partire dall’idea che il passaparola on line sia rilevante; per questo “ascoltare” ciò che dice la rete diventa un modo fondamentale per analizzare, in questo caso, i datori di lavoro. Ogni frammento di testo in cui siano stati citati i datori di lavoro presi a campione diventa prezioso per l’analisi, affidata a un programma crawler.

Cosa cercano algoritmo e intelligenza artificiale

Fondamentali le categorie ricercate, suddivise in due gruppi: cultura aziendale e carriera. Nel primo caso l’analisi si muove lungo la direttrice di alcuni principi: clima di lavoro, sostenibilità, valori aziendali, orientamento al cliente e welfare aziendale; nel caso della carriera, le voci ricercate sono network di carriera, appunto, sviluppo professionale, prospettive di crescita, incentivi lavorativi, riqualificazione.

A questo punto l’intelligenza artificiale entra in gioco riducendo la quantità di dati e restringendo il campo di analisi, dando valori ai risultati ottenuti, in modo da costruire un punteggio da 0 a 100. Ad esempio, verrà dato un certo valore alle citazioni neutre, totali e/o di una categoria precisa. In sostanza, il benchmark sarà costituito dall’elemento che percentualmente ha ottenuto più commenti e che diventerà quindi il punto di riferimento da cui stilare la classifica.

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