Milano post-Covid, come sono cambiati i lavoratori con la pandemia

Una ricerca di Glickon mette in luce importanti cambiamenti: aumentano lavoro, stress e ansia. I 40-50enni la fascia d’età che ha colto più aspetti positivi.

Milano

Mobilità, benessere e relazione: la pandemia da Coronavirus ha fortemente impattato su queste tre leve e per questo Glickon, società italiana specializzata in People experience e analytics dedicate alle risorse umane e al management, ha cercato di analizzare cosa è accaduto nelle città con la pandemia e dopo la pandemia, prendendo a riferimento il caso di Milano.

A lavorare da remoto è il 37% delle persone intervistate, affiancato da un 30% che dichiara di recarsi in ufficio dalle tre alle cinque volte a settimana, utilizzando per il 39% i mezzi pubblici se residenti in città, diversamente dal 50% dei non residenti che si reca al lavoro in macchina. Quasi la metà delle persone che lavorano a oltre 40 minuti da casa, invece, riferisce di preferire la modalità smart working, mentre, al contrario, chi lavora vicino a casa accusa il fatto di non poter andare in ufficio (42%).

Smart working o no, ai milanesi la pandemia ha portato in molti casi un peggioramento del proprio equilibrio lavoro-vita privata, soprattutto tra i 18-30enni e i 50-60enni. Guardando il dato complessivo, tuttavia, il 49% degli intervistati dichiara di soffrire di crisi d’ansia – praticamente un lavoratore su due – specialmente gli uomini tra i 50 e i 60 anni. La fascia d’età che maggiormente sembra apprezzare il lavoro da casa è quella dei 40-50enni, ma nel complesso il 64% del campione sente la mancanza del lavoro in presenza.

Per molti la certezza è che a casa si lavori molto di più: lo sostiene il 59% degli intervistati tra i 20 e i 50 anni e addirittura l’87% di quelli tra i 30 e i 50. Interessante verificare che venti lavoratori su cento hanno ottenuto uno scatto di carriera, seppur in questa insolita situazione.

A cosa serve l’analisi di Glickon se non a raccogliere i frutti di questa esperienza? Di certo dovrà servire a migliorare la routine di lavoro, rispondendo in modo personalizzato alle esigenze di ogni singolo dipendente. Appare evidente che, se già prima della pandemia l’ascolto era una priorità, oggi lo è ancora di più. E ciò che rimarrà di questo ‘stress test’ di massa saranno le più importanti sfide degli Hr nei prossimi anni.

 

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