NEET chi sono. Intervista a Paolo Iacci

Il fenomeno dei NEET, Not in Education, Employment or Training, riguarda i giovani la cui età va dai 15 ai 29 anni e si calcola che il loro numero si attesti attorno ai due milioni di individui. Abbiamo chiesto a Paolo Iacci nell’intervista di cui abbiamo già pubblicato la prima parte, di spiegarci il significato di questo fenomeno

neet chi sono

I NEET, secondo Paolo Iacci, non sono solo un portato della crisi economica, ma anche un elemento di una crisi antropologica legata a quella del senso del lavoro.

A fronte di una nutritissima schiera di giovani che vanno all’estero nella speranza, spesso delusa, di trovare una corrispondenza tra le competenze possedute e quelle richieste, c’è  però un’altra fetta, in realtà più significativa, che non si attiva, ma passivamente si accontenta di  vivere grazie a dei lavoretti e ai genitori, affidandosi ad una sorte di fatalismo per cui il lavoro sembra possa materializzarsi magicamente come magicamente è scomparso. L’importante sembra essere evitare di sentirsi rifiutati, di dover scendere a patti con la frustrazione che la ricerca del lavoro comporta.

Si genera così una sorta di illusione in cui il lavoro diventa accessorio…. compreso quello che riguarderebbe la ricerca del lavoro stesso.

L’incertezza con cui siamo obbligati a convivere viene così neutralizzata ponendosi ai margini di un caos di cui, ad un certo punto, ci si rifiuta persino di essere spettatori.

 

NEET, faraoni e scacchi

Siamo in un passaggio cruciale dove noi non abbiamo l’idea di quello che ci sarà dopo anche perché abbiamo già sperimentato un prima recente, che sembra essere diventato velocemente passato remoto.

Se l’incremento dell’incertezza e dei cambiamenti è esponenziale ci troviamo molto vicini alla storia  della scacchiera e del riso per cui, dopo aver pattuito di essere pagato in riso mettendo un chicco sulla prima casella della scacchiera, due chicchi sulla seconda, quattro sulla terza e così continuando e raddoppiando, fino alla sessantaquattresima casella l’ambasciatore persiano, finì per chieder al Faraone una quantitativo esorbitante di riso, che il Faraone non aveva potuto nemmeno lontanamente immaginare.

L’apparente certezza del presente ha dinamiche evolutive i cui sviluppi sono sconosciuti, ma si immaginano inimmaginabili.

Tra uomo e tecnolgia, tra  tempi biologici e tecnologici si è creata una frattura che è amplificata dalla smaterializzazione dei luoghi e l’annullamento del  tempo.

La parola engagement di cui tanto si parla oggi diventa quasi beffarda alla luce di queste evidenze.

L’engagement prima ancora che con i luoghi di lavoro, spesso difficilmente idnetificabili, è quello con la vita stessa e un fenomeno come quello dei NEET da una parte e degli hikikomori dall’altra rappresentano campanelli di allarme da tenere in debita considerazione.

 

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