Non solo Stem, è caccia alle lauree letterarie

Secondo una ricerca di AlmaLaurea anche le lauree Alph sono ricercate per l’industria culturale e ricreativa, volano dell’economia nazionale.

lauree

Non solo lauree Stem (scienze, tecnologia, ingegneria e matematica), ma anche Alph (art, literature, philosophy and history): secondo quando registrato da AlmaLaurea, si fa sentire sempre più l’esigenza di figure da occupare in ambiti non prettamente tecnologici, perché le “nuove professionalità delle industrie culturali e creative costituiscono un volano per l’economia nazionale”.

Gli occupati nel settore cultura in Italia sono il 2,7% del totale; sebbene la media europea, secondo l’Istat, sia lievemente più alta, è altrettanto vero che nel nostro Paese il 42% degli occupati nel sistema produttivo culturale e ricreativo è laureato: un dato – per la Fondazione Symbola – quasi doppio rispetto agli occupati di tutti gli altri settori. Ciò significa che, per essere impiegati in questo settore, la laurea risulta una prerogativa quasi imprescindibile; se la qualifica è di alto livello meglio ancora.

Del resto, come sottolinea AlmaLaurea, Italia – assieme alla Cina – è la nazione con il più elevato numero di beni inseriti all’interno del patrimonio Unesco: ben 55 (50 culturali e 5 naturali), concentrati in una superficie molto più ristretta. L’Italia, infatti, conta 18,3 beni per 100 mila chilometri quadrati, rispetto agli 0,6 della Cina.

Data questa premessa, AlmaLaurea ha realizzato un approfondimento sul tema, perché spesso non è ben definito il perimetro entro il quale una professione può essere definita “culturale”. Secondo l’analisi effettuata sui laureati di II livello del 2014 che si sono dichiarati occupati nel 2019, la maggioranza è architetto o ingegnere edile (6,5% del complesso degli occupati) o lavora nel settore del turismo (1,3%). Le restanti professioni sono meno diffuse: si tratta di figure coinvolte nella promozione e conservazione del patrimonio culturale, disegnatori artistici e tecnici, professioni nell’ambito dei media e dell’intrattenimento, ricercatori universitari e docenti nell’ambito culturale, artisti, professionisti nella tutela ambientale e occupati nell’artigianato (questi ultimi non considerati nei successivi approfondimenti perché decisamente poco numerosi).

I livelli di inquadramento sono variabili così come il percorso di studio effettuato. Alcune professioni prevedono la necessità di possedere un titolo di studio specifico per accedervi, come il campo degli architetti e degli ingegneri edili (il 72,8% ha una laurea in architettura, i restanti in ingegneria), ma lo stesso vale per la conservazione del patrimonio culturale, dove il 93,0% degli occupati ha una laurea in ambito letterario.

All’opposto, vi sono professioni che possono essere svolte da laureati provenienti da diversi settori disciplinari. Nel settore del turismo, solo il 20,1% ha conseguito un titolo in ambito linguistico; anche nell’ambito dei media e dell’intrattenimento si rileva una certa variabilità: il 36,3% proviene dal gruppo letterario, ma sono ben rappresentati anche i laureati in campo economico-statistico.

Solitamente sono in possesso di un curriculum vitae ricco di esperienze – di tirocinio o lavorative, spesso anche all’estero – che favorisce la possibilità occupazionale.

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