Strategia nazionale per le competenze digitali, il Governo elimina il gap con il resto d’Europa

La ministra Pisano ha firmato il decreto ai primi di agosto: oggi 26 milioni di italiani non hanno competenze digitali sufficienti per esercitare i propri diritti di cittadinanza.

competenze digitali

È stato firmato agli inizi di agosto dalla ministra per l’Innovazione tecnologica e la digitalizzazione, Paola Pisano, il decreto di adozione della Strategia nazionale per le competenze digitali. Un passo avanti per il Paese e per la Pubblica amministrazione, che finalmente porrà fine al gap dell’Italia con gli altri paesi europei, mettendo in campo una strategia globale per la digitalizzazione. Tra i soggetti aderenti anche il Ministero del Lavoro e delle politiche sociali nell’ambito dell’iniziativa “Repubblica digitale”. Obiettivo: eliminare il gap in termini generali di digitalizzazione e rispetto ai singoli assi di intervento, e abbattere il digital divide tra varie aree del territorio nazionale. Per arrivare a completo compimento, la Strategia ha messo attorno allo stesso tavolo Ministeri, Regioni, Province, Comuni, Università, istituti di ricerca, imprese, professionisti, Rai, associazioni e varie articolazioni del settore pubblico, oltre alle organizzazioni aderenti alla Coalizione nazionale (più di 120, che promuovono oltre 130 iniziative). La regia è affidata al Comitato tecnico guida di Repubblica Digitale, coordinato dal dipartimento per la Trasformazione digitale.

Il provvedimento si articola lungo quattro assi di intervento: istruzione e formazione superiore; forza lavoro attiva; competenze specialistiche ICT; cittadini. Ciascuno di essi seguirà linee specifiche di potenziamento e sviluppo, per garantire adeguate competenze digitali.

È la prima volta che l’Italia si dota di una strategia globale per le competenze digitali, base essenziale per l’attuazione di interventi organici, multisettoriali ed efficaci su un’area fondamentale per lo sviluppo economico e sociale del Paese. Fino ad ora la mancanza di una strategia ha limitato la messa in atto dei processi di trasformazione digitale, che, al contrario, sono da considerarsi strategici.

Il divario

Per comprendere i motivi per cui si è reso necessario il decreto, è utile guardare i numeri: solo il 42% della popolazione tra i 16 e i 74 anni possiede competenze digitali di base o superiori. Ciò significa che l’Italia è di fatto all’ultimo posto nel Desi 2020 (Digital economy and society index) nell’area del capitale umano ed è regredita al 37esimo posto nella classifica elaborata dall’Onu sull’e-Government. Più concretamente, sono 26 milioni gli italiani che non hanno competenze digitali tali da poter esercitare i propri diritti di cittadinanza, come registra Network digital 360. Che riporta anche quanto evidenziato nel rapporto Desi 2020: “L’Italia sta avviando iniziative volte a rafforzare le competenze digitali e affrontare il tema dell’inclusione digitale. Intensificare e concentrare gli sforzi contribuirebbe a ridurre il divario digitale tra la popolazione e a garantire che la maggioranza disponga almeno di competenze digitali di base. Un altro passo importante in questo ambito sarebbe un approccio globale al miglioramento delle competenze e alla riqualificazione della forza lavoro, che comprenda un rafforzamento delle competenze digitali avanzate”.

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