Relazioni sul posto di lavoro, quali regole

Negli Usa del #MeToo rigidi codici regolamentano le relazioni tra colleghi, per evitare abusi e conflitti di interesse. In Italia, invece, le aziende preferiscono gestire i “love affairs” caso per caso

Relazioni sul posto di lavoro

Negli Usa una relazione sentimentale può costare il posto di lavoro, anche a un manager super pagato.

Lo sa bene il Ceo di Intel corporation Brian Krzanich, che a giugno è stato costretto a rassegnare dimissioni per aver violato la “no fraternization policy” le norme dello statuto aziendale che vietano ai dirigenti relazioni con i colleghi. A spingere Krzanich a lasciare l’Intel dopo 30 anni di onorato servizio sarebbe stata una relazione consensuale con una collega avuta in passato, che un’indagine interna all’azienda ha portato allo scoperto.

Succede nell’America scossa dal caso Weinstein e dall’ondata del #MeToo, dove da qualche tempo le imprese sono ben attente a vigilare sulle relazioni sentimentali dei propri impiegati perché non diventino una leva per fare carriera o chiedere favori di natura sessuale. Ma il big dei microchip non è la sola multinazionale ad adottare codici etici in fatto di passioni e approcci tra colleghi.

Qualche mese fa il Wall Street Journal riferiva che ferree regole antimolestie imperversano nel cuore della Silicon Valley, in aziende come  Facebook o Alphabet, la società di Google. La policy del social network prevede che i dipendenti comunichino al management le loro relazioni, specie nel caso in cui si configuri un conflitto di interessi. Il portavoce di Google ha invece riferito al quotidiano che la società già dal 2004 prevede un codice di  regole che i dipendenti che escono insieme e si frequentano devono rispettare, senza specificare però di quali norme si tratti.

Contro le molestie vige invece in entrambi i gruppi una norma rigidissima, che prevede che ogni lavoratore possa chiedere un appuntamento al collega o alla collega una sola volta. E se la risposta è negativa o ambigua, non è autorizzato a riprovarci.

Al di là dell’oceano anche molte aziende medie o piccole si stanno ponendo il problema di regolamentare i rapporti tra dipendenti.

Sempre al Wall Street Journal Jacqueline Breslin, consulente HR per la società TriNet, ha riferito che negli ultimi mesi del 2017 ha iniziato a ricevere da parte dei suoi clienti richieste di informazioni sui cosiddetti “love contracts”, documenti in cui i dipendenti dichiarano di avere un relazione amorosa.

E in Italia?

Fatto salvo il triste caso di un call center romano che – tra le altre limitazioni – vietava uscite e rapporti sentimentali tra colleghi, non si ha notizia di imprese che regolamentano le relazioni amorose.  Secondo una recente inchiesta del mensile Elle, nei codici etici di comportamento dei grandi gruppi sono sì scritte norme su molestie e abusi – è il caso di Intesa Sanpaolo ed Eni – ma manca ogni accenno alle relazioni consensuali. Questo, però, non significa che non ci siano ripercussioni per chi si innamora sul lavoro. Secondo un sondaggio di Bp Academy, i lavoratori che si trovano in questa situazione vengono giudicati più nervosi (33 %), più distratti (28), meno competitivi (20) e meno corretti nei confronti degli altri (7), e il 73 % dei manager si dice pronto a licenziarli.

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