Il lato B del welfare aziendale: il boom dei provider

I servizi stanno diventando un elemento sempre più importante della retribuzione indiretta dei lavoratori, spinti anche dalle agevolazioni fiscali. Ma chi crea, organizza e gestisce i pacchetti di welfare? Una prima analisi dei provider Italiani è stata fatta da Altis – Alta Scuola Impresa e Società: in pochi anni sono passati da 3 a 78, ma non tutti sono “provider puri”.

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Il welfare aziendale è uno dei fenomeni nuovi del mondo del lavoro. È un vero e proprio strumento dell’Hr management, ma è molto di più. Sempre più diffuso nelle imprese grazie anche agli incentivi fiscali (la parte di salario convertita in welfare non è tassata), che dovrebbero allargarsi ulteriormente sulla contrattazione di secondo livello: retribuzioni e nuovi servizi riconosciuti come welfare e quindi esentasse.

Il welfare aziendale è entrato sempre più a far parte della cosiddetta retribuzione indiretta dei lavoratori italiani. Sappiamo – ce lo ha raccontato il 2° rapporto Censis-Eudaimon sul welfare aziendale –  che l’80% dei lavoratori esprime una valutazione positiva sui benefit. Sappiamo anche che, oltre alle grandi aziende, una piccola impresa su 2 è attiva in almeno quattro aree di welfare aziendale e che la quota delle molto attive è più che raddoppiata in tre anni (fonte: Welfare Index Pmi 2019).

Il lato B

Ma chi c’è dietro lo sviluppo tumultuoso del welfare aziendale? Chi fornisce i servizi? Chi li assemblea in pacchetti, sempre più complessi e variegati, che poi le imprese mettono a disposizione dei dipendenti, solitamente fruibili tramite intranet aziendali? Tecnicamente vengono chiamati provider: alcuni sono provider puri, che hanno il core business nel welfare aziendale, altri sono grandi gruppi bancari-assicurativi, raggruppamenti di imprese di servizi o società di consulenza in ambito HR, che offrono pacchetti alle imprese. Sono loro il lato B del welfare aziendale, realtà ancora poco conosciute. Una fotografia del comparto è stata scattata da una ricerca di Altis – Alta Scuola Impresa e Società in collaborazione con Valore Welfare.

I numeri

Il mercato dei provider di welfare aziendale dà lavoro a 449 addetti, serve circa 19.090 aziende, in maggioranza di medio-grandi dimensioni, conta complessivamente 1.691.652 lavoratori dipendenti che beneficiano del welfare aziendale. “Fino a qualche anno fa gli operatori erano 3, oggi sono 78. E sono nati tutti negli ultimi 5-6 anni. Questo sviluppo tumultuoso richiedeva una prima indagine e oggi iniziamo a dare i primi risultati” ha dichiarato il curatore della ricerca, Luca Pesenti, docente di “Sistemi di welfare comparati” all’Università Cattolica del Sacro Cuore. Dei 78 provider esistenti  30 sono proprietari della piattaforma (equamente distribuiti in 15 “puri” e 15 “ibridi”) mentre i restanti 48 sono di tipo “reseller”.

Il mercato

Anche secondo i ricercatori di Altis, quello del welfare è un mercato di enorme interesse e prospettive. Nella ricerca di legge: Al di fuori delle aziende che si sono dotate di un contratto aziendale contenente elementi di welfare (circa 4.000, secondo gli ultimi dati rilasciati dal Ministero del Lavoro), occorre infatti tenere in considerazione anche quell’insieme di aziende, potenzialmente molto ampio (ma non censite in nessuna sede ufficiale), che hanno introdotto elementi di WA al di fuori della contrattazione, nonché gli addetti dei settori Metalmeccanici, Orafi e Argentieri, Telecomunicazioni, Pubblici Esercizi, i cui Contratti Collettivi Nazionali prevedono somme sia pur modeste (e forse comprensibilmente gestite non attraverso soluzioni di welfare in senso stretto, bensì con soluzioni consumeristiche come i buoni acquisto e i buoni benzina). Di fronte a questo mercato ormai evoluto, gli osservatori sono altresì concordi nel segnalare come non soltanto vi siano ancora considerevoli potenzialità di sviluppo, ma anche come davanti a sé i provider che si consolideranno dopo la fase di inevitabile “selezione naturale” (che sembra ormai avviata) possano disporre di spazi di sviluppo molto significativi.

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