Welfare aziendale in continuo aumento, incide sul 56% dei contratti integrativi. E Covid-19 spinge sui bisogni sociali

I dati dell’osservatorio di Easy Welfare Edenred: 860 euro pro capite nel 2019 (+10%)

È stato pari a 860 euro il credito welfare pro capite disponibile per i dipendenti nel 2019, con una diffusione concentrata prevalentemente nel Nord e Centro Italia (94%), Emilia-Romagna e Lombardia in testa. In tre anni l’incremento è stato del 10%, se si considera che nel 2017 la somma media destinata al welfare era pari a 645 euro a dipendente.

A diffondere il dato è Edenred Italia – società leader mondiale nelle soluzioni transazionali destinate a imprese, dipendenti e merchant – che ha presentato l’ultima edizione del proprio osservatorio, quest’anno dedicato al tema del “welfare aziendale tra emergenza Covid e nuovi bisogni sociali”. “L’analisi è stata condotta dalla società su un panel confrontabile di oltre 1.700 aziende che hanno implementato piani flexible benefit avvalendosi del provider Easy Welfare Edenred nel corso del 2019 e può contare su bacino di utenza di oltre 470.000 utenti”, si legge nel documento prodotto da Edenred.

Welfare e premi di produttività

Il premio di produttività è sempre più destinato ai beni e servizi del paniere welfare. Dal 2016 i contratti integrativi che prevedono i premi di produttività sono passati da 9 mila a 54 mila, mentre a inizio 2020, su 10 mila contratti attivi, 6 mila prevedevano misure di welfare aziendale: il tasso di incidenza delle misure di welfare è aumentato dal 48% del 2018 al 57% del 2020.

“Il welfare aziendale si è affermato e consolidato in questi ultimi anni come imprescindibile strumento di virtuosa e sinergica valorizzazione del rapporto tra impresa, dipendenti e collettività” – commenta Luca Palermo, amministratore delegato di Edenred Italia – “Mai come in questo momento di emergenza sanitaria ed economica, il welfare aziendale risulta, ancora una volta, fondamentale per la ripresa e lo sviluppo del sistema Paese. Garantisce infatti un insieme di iniziative e prestazioni connesse all’obiettivo di integrare il reddito delle famiglie, aumenta il benessere e il potere d’acquisto delle persone e migliora contemporaneamente la performance aziendale”.

Quali settori

I settori industria e manifattura sono quelli in cui è maggiormente diffuso il welfare aziendale, poiché è prevista dal contratto nazionale di categoria una quota di integrativo pro capite di 200 euro, pari al 46% del totale di queste misure.

A garantire, invece, l’importo più elevato è il settore delle banche e delle assicurazioni – che oscilla tra i 1.000 e i 2.000 euro a dipendente – seguito da sanità e assistenza sociale e dal settore del commercio, entrambi con un importo tra i 750 e i 1.000 euro, e dall’industria e manifattura, con un credito welfare medio per dipendente che oscilla tra i 500 e i 750 euro. Quelli che prevedono le quote più basse sono i settori del digital e media e degli istituti di istruzione e ricerca, entrambi nella soglia fino a 500 euro.

Le donne sono i dipendenti che beneficiano in misura maggiore del welfare – poco meno di 920 euro pro capite, contro i circa 830 euro medi dei colleghi maschi – soprattutto nella fascia 25-54 anni. Il dato è legato prevalentemente alle forme di sostegno alla maternità e cala dopo i 55 anni.

Per cosa si usano i benefit?

La spesa in istruzione (rimborsi per figli e familiari quali tasse scolastiche, acquisto di libri, iscrizione ad asili infantili) rappresenta la voce più consistente, pari al 33,8%, seguita dall’area ricreativa, al 22,4% (palestra, viaggi, sport, ecc.); i fringe benefits (carte prepagate per spesa, carburante, shopping ed elettrodomestici) sono al 18,1%, mentre la previdenza integrativa al 12,7% e l’assistenza sanitaria al 7,6%; chiudono la classifica la mobilità (3,7%), l’assistenza familiare (1,2%) e mutui e prestiti (0,5%).

Dal 2017 la categoria dei fringe-benefit è quella che ha visto l’incremento più considerevole; per il 2020, inoltre, è atteso un superamento della quota di spesa complessiva in beni e servizi rispetto a quella in welfare sociale.

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