Workation, il neologismo della “strana” estate 2020

È work e vacation, ovvero, smart working dalle località di vacanza, che si attrezzano per accogliere i lavoratori post lockdown

workation

Lavoro più vacanza, uguale workation. È questo il neologismo dell’estate 2020. La lingua si adegua ai tempi e dà un nome a ciò che stanno facendo in queste settimane estive molte persone: lavorare da posti di vacanza in modo che, almeno le pause e il resto della giornata non lavorativa, siano vissuti in scenari diversi e guardando nuovi orizzonti.

Come ci si attrezza per la workation

Wi-fi potenziati nelle località più gettonate per le vacanze estive, innanzi tutto. E su Airbnb si trovano annunci che indicano un luogo come “smart working friendly”. Ci sono poi anche gli Smart Working Village di Club del Sole, villaggi turistici attrezzati con alta velocità di connessione e food delivery nei bungalow. Una start-up – Up2you – ha creato una piattaforma in cui raccoglie pacchetti turistici in località “speciali” per i lavoratori da remoto, anche con l’obiettivo di prolungare la stagione. Alpitour ha pensato a questa soluzione anche per i propri dipendenti ai quali ha concesso la “smart week”: potranno lavorare da remoto presso Voi Arenella Resort, un albergo 4 stelle in Sicilia, attrezzato con connessione ad alta velocità, utilizzo gratuito di stampanti e scanner e servizio di ritiro gratis di documenti. L’esperimento include anche la lunch delivery e stanze riservate per favorire la concentrazione durante il lavoro.

La carica degli smartworker

Jfc tourism & management a inizio estate ipotizzava che 425 mila smartworker si sarebbero spostati da casa “generando un valore economico pari ad un miliardo e 249 milioni di euro”, come ha dichiarato a La Repubblica Massimo Feruzzi, amministratore delegato della società di consulenza. La scelta delle persone di fare smart working in questo modo – a suo avviso – sarebbe giustificata dall’idea che lavorare così per molti smart worker sia più rilassante.

Il rovescio della medaglia

Ma non è tutto rose e fiori. Dopo il lockdown molte persone hanno maturato l’idea di aver lavorato meno del solito e vogliono quindi recuperare, quasi per senso di colpa. Resta, poi, il tema – già aperto e sviscerato da molti studi durante la chiusura – della difficoltà di dividere il tempo del lavoro da quello del relax e della vita privata e personale.

Lavorare dal luogo di vacanza porta con sè il rischio che questo confine sia ancora più labile. Occorre quindi fare attenzione e comportarsi davvero come se si fosse in ufficio: si può lavorare fino al pomeriggio e poi concedersi un bagno al mare o una passeggiata. Una bella conquista per chi dal nord Italia ha pensato di trasferirsi per l’estate al sud, nelle località di mare o nei borghi dimenticati.

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