PwC AI Jobs Barometer 2026: l’AI cambia le competenze, non le assunzioni
Secondo il Global AI Jobs Barometer 2026 di PwC, raccontano un fenomeno meno scontato di quanto si pensi: le professioni più esposte all’intelligenza artificiale continuano a essere richieste, ma con competenze che evolvono sempre più rapidamente

L’intelligenza artificiale continua a occupare il centro del dibattito sul futuro del lavoro da più punti di vista e anche i dati suggeriscono che la questione non riguarda tanto la sostituzione delle persone quanto la trasformazione delle competenze richieste dalle organizzazioni. È questa una delle indicazioni più interessanti che emerge dal Global AI Jobs Barometer 2026 di PwC, analisi basata su oltre un miliardo di annunci di lavoro raccolti in sei continenti per misurare l’impatto dell’AI su occupazione, salari, competenze e produttività.
Cresce la domanda di competenze AI in Italia
Nel caso italiano, il dato più evidente riguarda la crescita della domanda di competenze legate all’intelligenza artificiale. Nel 2025 gli annunci che richiedono skill AI hanno raggiunto quota 56 mila, contro i 32 mila dell’anno precedente, con un incremento di circa 24 mila posizioni in soli dodici mesi. La quota di offerte di lavoro che richiedono competenze AI è così salita all’1,7% del totale, il valore più elevato registrato finora.
Sebbene il comparto Technology, Media & Telecommunications continui a registrare la più alta incidenza di annunci, il report evidenzia anche come nel 2025 tutti i settori abbiano aumentato la propria intensità di assunzione di profili con competenze AI, destinate a entrare nei processi operativi e decisionali della maggior parte delle organizzazioni.
Contrariamente a molte previsioni formulate negli ultimi anni, le professioni maggiormente esposte all’intelligenza artificiale continuano a mostrare una forte vitalità. Nel 2025 queste occupazioni hanno generato circa 1,1 milioni di annunci di lavoro e sono state le uniche a registrare una crescita della domanda rispetto all’anno precedente. Sebbene il report non identifichi i singoli profili coinvolti, questo dato suggerisce che l’AI stia accompagnando una trasformazione del lavoro più che una sua sostituzione, con ruoli che evolvono rapidamente sotto il profilo delle competenze richieste.
Le professioni più esposte all’AI cambiano più rapidamente e valgono di più
In altre parole, più una professione è interessata dall’AI, più rapidamente evolve il patrimonio di competenze richiesto ai lavoratori. Tra il 2019 e il 2025, gli annunci riferiti a queste professioni hanno incorporato mediamente 283 nuove skill, contro le 111 rilevate nelle occupazioni meno esposte all’intelligenza artificiale.
Anche il mercato del lavoro italiano premia l’upskilling delle professioni da questo punto di vista, anche se il differenziale retributivo associato a queste competenze varia sensibilmente tra i diversi settori. I premi salariali più elevati si registrano nell’Health Industries, dove raggiungono il 47%, e nei Professional Services, dove arrivano al 41%, seguono Technology, Media & Telecommunications con il 22%, consumer markets con il 21% e manufacturing con il 18%. Più contenuto il differenziale nel settore pubblico, fermo al 4%, segnale di una domanda ancora limitata rispetto ad altri comparti.
In concreto, come le aziende stanno adottando l’intelligenza artificiale? Secondo il Global AI Jobs Barometer 2026 la crescita della domanda riguarda soprattutto i cosiddetti AI user, cioè professionisti chiamati a utilizzare strumenti e applicazioni basate sull’AI nelle proprie attività quotidiane. Nel 2025 queste posizioni sono aumentate di circa 22 mila unità, con una crescita del 77% rispetto all’anno precedente. Crescono anche i ruoli specializzati nello sviluppo delle tecnologie AI, ma con numeri più contenuti: circa 1.600 nuove posizioni e un incremento del 53,3%.



