Buoni pasto, il benefit preferito dagli italiani

Un mercato dal valore di 3 miliardi di euro l’anno, che riguarda 2,4 milioni di dipendenti di imprese e enti pubblici. Defiscalizzazione, dematerializzazione dei tagliandi e cumulabilità favoriscono l’uso dei ticket e la convenienza per le imprese

buoni pasto il benefit preferito dagli italiani

Non c’è (quasi) più il tradizionale blocchetto con i tagliandi da strappare uno a uno, il processo di assegnazione e le modalità di pagamento sono sempre più dematerializzate, ma il buono pasto resta il benefit preferito dai lavoratori italiani. E anche dalle aziende, visto che il mercato italiano è in crescita e la defiscalizzazione fino a sette euro è stata confermata.

Secondo Anseb, l’associazione delle società emettitrici di buoni pasto, il settore vale complessivamente 3 miliardi di euro, pari allo 0,7% del Pil e genera 190 mila posti di lavoro tra diretti e indiretti. Sono circa 2,4 milioni i lavoratori che usufruiscono dei buoni pasto. Il 40% dei dipendenti che pranza fuori casa per lavoro usa il buono pasto, che viene speso nel 70% dei casi in bar, gastronomie e ristoranti e, per il restante 30%, nella grande distribuzione. Gli esercizi convenzionati sono circa 150 mila e si stima che il 40% dei loro introiti derivino dall’utilizzo del buon pasto.

La normativa del 2015 che regola i buoni pasto (riformata nel 2017 con il DM 122) ha allargato il raggio d’azione favorendo la cumulabilità e dando una spinta ulteriore all’uso del ticket, il suo successo, tuttavia, viene da lontano. Secondo una ricerca Doxa per Sodexo, le imprese che li usano come benefit sono aumentate del 77% in dieci anni (2007-2017). Per Anseb sono 90 mila le imprese e gli enti pubblici che erogano i ticket al proprio personale.

Uno degli elementi che rendono il buono ancora più apprezzato dai lavoratori è la cumulabilità nell’utilizzo, formalizzata dal decreto ministeriale del 2017 che ha adeguato le previsioni normative alle modalità di utilizzo più in voga tra i detentori dei ticket. Le nuove disposizioni sono rivolte principalmente ai detentori di ticket erogati in formato elettronico: il divieto di cumulo è stato superato definitivamente; vige la possibilità di sommare fino a otto buoni per singola transazione e singola giornata, non necessariamente lavorativa.

Sono due le soglie di esenzione che permettono al buono pasto di non essere considerato reddito da lavoro: 5,29 euro in caso di buono cartaceo e 7 euro in caso di buono elettronico. Per Anseb con i buoni pasto può essere così garantito ai lavoratori un reddito annuo destinato all’alimentazione di circa 1.165 (cartaceo) o 1.540 (elettronico), totalmente detassato.

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