Conciliazione lavoro famiglia: carriera e famiglia non vanno (ancora) insieme

Un manager under 50 su due non riesce a conciliare lavoro e famiglia e in media solo il 63% dei dirigenti riesce in questo bilanciamento. È quanto emerge dall’indagine promossa da Federmanager

conciliazione lavoro famiglia

I manager italiani faticano a conciliare lavoro e famiglia, in particolare se hanno meno di 50 anni.

È quanto emerge dalla ricerca promossa da Federmanager e realizzata da G&G Associated su oltre 1.000 dirigenti e quadri apicali, uomini e donne, italiani ed esteri e su 200 donne manager in Usa e Germania.

Pur considerando la famiglia più importante della realizzazione professionale con un punteggio, su una scala 1 a 10, di 9,4 contro l’8,1 attribuito al lavoro, solo un manager under 50 su due riesce ad armonizzare vita famigliare e vita lavorativa. Sono più “bravi” nel work life balance, i dirigenti con più di 50 anni, che nel 66% dei casi riescono a far fronte a entrambi gli impegni. Risulta, così, che in media solo il 63% dei manager italiani riesce a bilanciare famiglia e lavoro, un dato di gran lunga inferiore a quello registrato in altri Paesi, come Stati Uniti (87%) e Germania (75%).

“Dobbiamo favorire la diffusione di strumenti operativi nelle aziende che, a partire dai piani di welfare, diano risposte in termini di assistenza parentale, supporto alla genitorialità, copertura sanitaria per tutti i componenti della famiglia”, ha sottolineato il presidente di Federmanager Stefano Cuzzilla.

A influenzare negativamente il work life balance è innanzitutto la mancanza di tempo da dedicare alla famiglia.

Le donne manager italiane, in particolare, investono nel lavoro più di 9 ore al giorno contro le 8,2 delle statunitensi e le 7,1 delle tedesche. Per contro, dedicano solo 3,7 ore al giorno alla casa, al coniuge e ai figli. Negli Usa gli affetti meritano oltre 4 ore, in Germania solo 3,2 ma il tempo di non lavoro è dedicato anche ad altre attività sociali.

“Una migliore integrazione tra tempo dedicato al lavoro e tempo per la famiglia è un obiettivo per la nostra Federazione – ha proseguito Cuzzilla – Siamo convinti che non esistano modelli economici vincenti che non siano sostenibili anche dal punto di vista sociale. Questo implica farsi carico degli effetti dell’organizzazione adottata in azienda. Forse così, invece di stupirci dei bassissimi tassi di natalità che contraddistinguono l’Italia rispetto a pressoché tutti i Paesi industrializzati, eviteremmo alle donne di trovarsi di fronte al bivio tra famiglia o carriera”.

Tra le politiche di intervento in favore di una maggiore conciliazione lavoro famiglia, anche in termini di riduzione delle differenze di genere, al primo posto c’è la flessibilità lavorativa, top of mind per l’81% del campione. A seguire, il welfare aziendale a supporto delle donne e gli interventi di conciliazione concessi in forma paritaria per entrambi i sessi (68% delle preferenze espresse). Infine, l’adozione di sistemi meritocratici e di trasparenza, rilevante per il 61% degli intervistati.

La realtà, però, è molto meno generosa rispetto alle attese dei manager italiani. Secondo quanto rilevato dall’indagine di Federmanager, la flessibilità lavorativa (dall’81% di attesa), viene attuata solo nel 52% dei casi, il welfare aziendale a supporto delle donne precipita dal 68% di attesa al 23% di attuazione e gli interventi di conciliazione uguali per uomini e donne passano dal 68% al 26%. Infine, i sistemi di meritocrazia e trasparenza trovano terreno solo nel 34% dei casi, contro un’attesa del 61%.

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