Gallup 2026: solo un lavoratore su 5 è motivato. E la colpa è (anche) dei manager

Solo 1 lavoratore su 5 è davvero motivato (il minimo dal 2020) con 10 trilioni di dollari in produttività persa. I manager restano il nodo critico per l’adozione dell’AI, mentre stress e disagio emotivo non rientrano ai livelli pre-pandemia. È il quadro del report annuale Gallup

“Il lato umano della rivoluzione AI” recita il sottotitolo della ricerca Gallup 2026 sullo stato del mondo del lavoro a livello globale e il primo elemento che emerge leggendo i risultati del report non può essere ignorato dalle aziende: il vero nodo critico per l’adozione dell’AI non riguarda le reali performance tecnologiche dei tool scelti, ma l’atteggiamento dei manager verso l’AI. È infatti la loro accettazione e la loro capacità – o forse, volontà – di trasmetterne i vantaggi al proprio team di lavoro a fare la differenza sulla produttività.

Da questa premessa deriva il primo dato interessante della ricerca Gallup: solo il 12% dei lavoratori appartenenti ad aziende che hanno implementato l’utilizzo dell’AI vede una reale trasformazione del lavoro. Non solo: da una ricerca che Gallup ha svolto negli Stati Uniti tra le aziende che hanno introdotto l’intelligenza artificiale nella routine di lavoro, i lavoratori guidati da manager favorevoli all’AI erano 8,7 volte più propensi a dichiarare che l’AI aveva trasformato il loro modo di operare e 7,4 volte più propensi ad affermare che l’AI era di supporto a svolgere meglio il proprio lavoro. 

L’engagement è ancora in discesa

Se quindi è necessario “l’entusiasmo” dei manager per far adottare in maniera funzionale l’AI in azienda, è anche vero che i processi di automazione rischiano di creare stress, ansia e paura delle dinamiche future nei lavoratori, ragione per la quale il loro coinvolgimento emotivo a livello globale nel 2025 appare ancora in calo, registrando il livello più basso dal 2020 (20%, con un 64% degli intervistati che si dichiara non motivato, riportando in auge il fenomeno per quit quitting, e un 16% totalmente “disamorato” del proprio posto di lavoro), elemento che si traduce in una perdita di circa 10 trilioni di dollari a livello di produttività.

Andando nel dettaglio del dato, fa riflettere il fatto che siano proprio i manager a registrare un calo maggiore negli anni: ben 9 punti percentuali dal 2022, mentre quello dei dipendenti si caratterizza per una maggior stabilità e minor oscillazione, passando dal 20% del 2022 al 19% del 2025, riguadagnando addirittura un punto percentuale rispetto alle annate 2023-24. È in lieve aumento invece la percezione del mercato del lavoro, con il 52% degli occupati convinto che sia un buon momento per cercare lavoro (nel 2024 era il 51%) mostrando quindi un, seppur cauto, ottimismo, che caratterizza soprattutto i lavoratori completamente on-site e ibridi rispetto a chi lavora esclusivamente o parzialmente da remoto.

Benessere lavorativo, ma non per tutti

In aumento anche la percezione del benessere emotivo da parte dei lavoratori, che passa dal 33 al 34%, con un incremento maggiore in Europa e America Latina e una percentuale maggiore tra le lavoratrici (37%). Tuttavia, il 40% degli intervistati dichiara di soffrire di stress al lavoro (con alcuni punti di differenza di genere: 43% per le donne e 39% per gli uomini); se si analizzano però i sentimenti negativi che affliggono leader e manager rispetto ai collaboratori individuali, si scopre che chi guida un team soffre maggiormente di stress (+7%), prova più rabbia (+12%), tristezza (+11%9 e solitudine (+10%).

I dati europei

Passando dal globale al regionale, l’Europa è il fanalino di coda per quanto riguarda l’engagement, con il livello più basso di tutte le aree geografiche prese in considerazione (12% di lavoratori motivati, contro il 73% di lavoratori non coinvolti) e con un livello di percezione della qualità della vita che cresce proporzionalmente meno che altrove (49%), bilanciato fortunatamente da livelli di stress e sentimenti negativi quotidiani inferiori (rispettivamente 39% per quanto concerne lo stress, 15% rabbia, 17% tristezza e 13% solitudine). Rimane stabile invece la percezione del mercato del lavoro: il 57% pensa che sia un buon momento per trovare lavoro.

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