Genitori anziani e figli piccoli: ecco la generazione sandwich

I lavoratori italiani che si prendono cura di familiari non autosufficienti sono circa 8 milioni, un quarto di loro è alle prese anche con la gestione dei figli. Qualche riconoscimento di legge è arrivato per i caregiver, ma la maggior parte organizza l’assistenza in maniera fai da te. Il 15% valuta l’abbandono del lavoro e sulle imprese pesano i giorni di assenza per la cura

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Da un lato c’è il prendersi cura dei figli, dall’altro dei genitori. In mezzo ci sono spesso lavoratori della cosiddetta generazione sandwich, che hanno figli e sono figlio o figlia. Una condizione che, con l’allungamento delle aspettative di vita e le mutate condizioni sociali, è destinata a crescere per almeno altri trent’anni. I sandwich o chi si prende cura di una persona non autosufficiente sono ancora in attesa di una legge che riconosca il loro ruolo. Qualche piccolo passo avanti è stato fatto per il caregiver, cioè la persona che gratuitamente si prende cura di un familiare o un parente non autosufficiente. I lavoratori italiani che sono anche caregiver sono circa 8 milioni, tantissimi. In maggioranza uomini. Un quarto di questi deve prendersi carico anche dei figli piccoli.

La figura del caregiver familiare è stata riconosciuta formalmente soltanto con la Legge di bilancio 2018, che ha istituito il Fondo per ”la copertura finanziaria di interventi legislativi finalizzati al riconoscimento del valore sociale ed economico dell’attività di cura non professionale del caregiver familiare ”, con una dotazione iniziale di 20 milioni di euro l’anno per il triennio 2018-2020; rimodulata con la legge di bilancio 2019 che ha portato le risorse a 25 milioni l’anno. Altri interventi sono stati messi in campo da singole Regioni oppure integrati nella contrattazione aziendale.

Ci eravamo già occupati del tema (qui un nostro approfondimento), che è tornato alla ribalta grazie a una ricerca di Jointly (un provider di servizi di welfare aziendale) e del Centro di Ateneo Studi e Ricerche sulla Famiglia dell’Università Cattolica di Milano su un campione di 30 mila lavoratori. A oggi non esiste un sistema di welfare strutturato pensato su misura per gli otto milioni di caregiver: circa l’80% di essi organizza le attività di assistenza in maniera “fai da te” e nel 15% dei casi viene valutata l’uscita dal mondo del lavoro per almeno uno dei due familiari impegnati in queste pratiche di sostegno.

Il Sole 24 Ore ha pubblicato un’analisi dei dati della ricerca, con le ricadute della situazione dei caregiver sull’impresa. L’impatto si misura prevalentemente in termini di assenteismo: secondo l’Osservatorio di Jointly, chi beneficia della legge 104 si assenta 15 giorni in più all’anno. Ma le conseguenze possono essere anche l’uscita anticipata dal mondo del lavoro e il rischio di burnout.

Per sostenere i dipendenti caregiver le imprese, soprattutto quelle più grandi, si sono attivate «anche per offrire servizi per supportare i lavoratori – ha dichiarato al Sole 24 Ore Francesca Rizzi, amministratore delegato di Jointly – Tra i servizi più richiesti, secondo quanto emerge dai dati di Jointly fragilità, c’è la ricerca di un assistente familiare, ma anche di strutture residenziali, informazioni su aiuti economici e servizi, supporto psicologico, amministrativo e legale perché, spesso, chi ha un familiare non autosufficiente non conosce tutti i canali di aiuto e sostegno economico che ci sono».

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