Hr business partner e oltre: l’innovazione in Comau

I manager hr della multinazionale della robotica, sono stati i protagonisti del primo incontro online del ciclo “Le best-practices dei migliori HRD in Italia”, promosso da HR Link in partnership con la business school MELIUSform.

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A raccontare l’esperienza Comau in ambito HR, nell’ambito del ciclo “Le best-practices dei migliori HRD in Italia”, sono stati Donatella Pinto, Head of Human Resources di Comau e Head of Global Learning FCA, ed Ezio Fregnan, Comau Academy Director & Training Manager Comau e Teksid, membro del FCA Global Training Committee e coordinatore della FCA Global Manufacturing Training Community.  A dialogare con loro Pasquale Natella, Amministratore Delegato EXS Italia.

Pinto e Fregnan, in questa intervista a HR Link,  raccontano l’esperienza di Comau nella gestione delle risorse umane e l’innovativa Comau Academy.

Come si è evoluta la funzione HR in Comau? In diverse realtà d’impresa, gli HR fanno fatica ad essere riconosciuti come business partner, voi avete fatto un passo in più

Donatella Pinto: Per rispondere a questa domanda, bisogna partire dal business di Comau, che è fatto di competenze e persone, il nostro vero elemento chiave. In realtà come la nostra, che hanno concretamente le persone al centro, è naturale considerare gli HR come dei business partner. Poi c’è anche un mindset, un’attitudine, una caratteristica di base della funzione HR che ci ha portato ad interessarci del business, a capire i meccanismi e gli snodi dei processi, sui quali abbiamo dato contributi con punti di vista diversi. In una realtà molto innovativa, come Comau, tutto questo è davvero apprezzato. Potrei sintetizzare così: mentre noi siamo diventati un po’ ingegneri, i nostri colleghi si sono resi conto dell’importanza della variabile Risorsa Umana nel fare business.

Che benefici all’organizzazione hanno generato queste innovazioni?

Donatella Pinto: Oltre al tema Academy, che approfondirà Ezio Fregnan, posso fare un paio di esempi di “intervento” HR. Il primo è l’esoscheletro, una nostra soluzione tecnologica, un prodotto ingegneristico. Il nostro contributo è stato quello di far valutare anche il lato umano nella realizzazione del prodotto, cioè tenere conto che quell’esoscheletro dovrà essere indossato e utilizzato da una persona, con i suoi bisogni, per diverse ore al giorno. L’altro tema, più interno, riguarda la multiculturalità. Siamo novemila persone nel mondo e il ruolo dell’HR è stato quello di creare connessioni, network e un sistema in grado di consentire a tutti di lavorare insieme e comunicare. Aggiungere qualcosa ai processi di business è un aspetto importante della nostra attività in Comau.

Viviamo un periodo cosiddetto VUCA, molto liquido e con cambiamenti repentini. Quale approccio avete adottato in Comau per stare in questo contesto?

Ezio Fregnan: Complessità e volatilità sono due caratteristiche di questo periodo VUCA, ma viviamo anche la ricchezza dello scenario di digital transformation e Industry 4.0. Abbiamo affrontato questa condizione mettendo al centro il cliente nelle attività rivolte all’esterno, cercando di riconoscere il valore che portiamo agli stakeholder e avendo un’attenzione particolare alla capabilities: una ricerca che abbiamo fatto insieme all’Università Cattolica di Milano, che uscirà l’anno prossimo, descrive sette capabilities necessarie ad avere successo nel business del presente e del futuro. Infine tanta collaborazione e tanto engagement, cioè fare le cose con la testa ma tenere presente anche la dimensione emotiva e su questo noi HR, in quanto esperti di persone, riusciamo sempre a dare un contributo importante.

Ci raccontate l’esperienza della Comau Academy?

Ezio Fregnan: L’Academy nasce sia da un tema di responsabilità sociale, il dare competenze ai giovani per il lavoro, sia dal desiderio di aprire la nostra azienda alla collaborazione con altre imprese, con il mondo della cultura, con le istituzioni e il territorio per creare e diffondere cultura del lavoro in modo sostenibile, senza chiedere investimenti all’azienda. La risposta a quello che abbiamo proposto al mercato è stata sorprendentemente positiva e penso sia ai master o ai corsi per universitari che stiamo facendo in collaborazione con prestigiosi atenei, sia ai corsi che facciamo per aziende come l’executive master in Manufacturing Automation and Digital Transformation, organizzato insieme ad ESCP Business School, frequentato ogni anno da 40 persone provenienti dalle principali aziende europee. Direi, però, che il boom della Comau Academy è avvenuto in concomitanza con l’invenzione di e.DO, un robot semplice e modulare lanciato recentemente sul mercato.

Come ha influito sulle attività dell’Academy?

Ezio Fregnan: L’idea innovativa che abbiamo avuto come HR è stata quello di usarlo non solo per insegnare la robotica ma come ambasciatore per attrarre nuove generazioni e portarle non solo dove c’è alta tecnologia, ma in un ambiente orientato alle discipline STEM, alle soft skill e caratterizzato dalla grande cultura del lavoro che contraddistingue Comau. Intorno al robot abbiamo costruito la e.DO Experience, che ha coinvolto 12 mila ragazzi, che diventano 16.000 considerando tutte le attività della Academy. Noi HR abbiamo dato un contributo determinante nel portare anche fuori dalla nostra azienda la cultura Comau.

È un modello ripetibile in altre realtà?

Donatella Pinto: Assolutamente sì, le esigenze sulle quali è nata l’Academy sono comuni a molte imprese. L’abbiamo pensata focalizzando l’attività sui nostri bisogni caratteristici ma ci siamo resi subito conto dell’interesse che potevano avere all’esterno. Il primo esperimento è stata una summer school che prevedeva una full immersion di giovani universitari in azienda, affiancati dai nostri manager. Da lì è nato il percorso, che è anche un business,  che ci ha portato ad essere quelli che siamo e che è replicabile in altre realtà che possono vantare un grande know how interno o con dimensioni interessanti di business.

Come si concilia l’essere una azienda hi tech, che fa robot,  con un modo di fare impresa che mette al centro la persona?

Donatella Pinto: Partiamo dall’idea che la tecnologia è al servizio dell’uomo e in quest’ottica non è difficile conciliare le due cose. Il nostro concetto di HUMANufacturing dice che tutte le tecnologie e le soluzioni esistono perchè esiste l’uomo e la sostituzione macchina-uomo non ha senso. È pacifico che ci siano processi automatizzati o robotizzati ma lo sono perchè avevano – passatemi le parole – poco di umano. L’uomo resta al centro del sistema produttivo. Il suo ruolo avrà ancora più valore e la tecnologia sarà un valido supporto, innalzando il profilo di competenza delle persone.

Quali altri progetti state sviluppando?

Donatella Pinto: Abbiamo tante novità in cantiere, sia legate all’Academy sia legati ai processi di sviluppo dell’azienda. Avremo sempre maggiore bisogno di apertura ai giovani, alle community, alle startup, agli incubatori di innovazione. Dovremo essere in grado di coinvolgere i talenti, con modalità nuove, e metterli a fattor comune con l’esperienza ormai quasi cinquantennale di Comau. In questo scenario ci mettiamo in gioco anche noi direttamente, rinnovando il nostro modello HR.

“La leadership imprenditoriale, che ha guidato la funzione HR nella costruzione di Comau Academy, è stata strategica per il suo successo – ha dichiarato Pasquale Natella, Amministratore Delegato EXS Italia, al termine del confronto online con Donatella Pinto e Ezio Fregnan – Partendo da un bisogno interno, si sono analizzate tutte le necessità ed in seguito è stata sviluppata un’idea che conducesse alla risoluzione del problema e che colmasse il gap. La capacità di avere una visione più sistemica ha consentito di trasformare una soluzione temporanea in un’idea di business, che si è rivelata non solo sostenibile finanziariamente ed economicamente, ma decisamente in linea e coerente con i valori espressi dai fondatori. Proprio quest’ultimo aspetto ha risvegliato una passione tale, capace di generare un ritorno oltre che economico anche di carattere sociale, creando così valore per il territorio e la comunità. Inoltre, la capacità di leggere e anticipare lo skill shortage ha permesso di formulare un’offerta formativa di successo, anche perché modulare rispetto a un target altamente differenziato per generazioni e paesi. Questo lavoro sta gettando le basi per un modello di leadership futuristico, ma su cui bisogna già lavorare, per renderlo coerente e sostenibile nel medio-lungo periodo”.

Il webinar – parte del ciclo formativo “Le best-practices dei migliori HRD in Italia” – sarà integralmente disponibile sulla piattaforma http://elearning.meliusform.it/ a partire da gennaio 2021.

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