La sfida delle imprese per la mobilità sostenibile del personale

Car sharing, biciclette, navette o incentivi per l’uso del trasporto pubblico: sono sempre più le imprese attente al proprio impatto ambientale. Ora una spinta arriva dall’Europa, che ha definito uno standard comune: arriva il bollino CFE per le imprese amiche della bici. La novità: la tutela dell’ambiente entra nei contratti integrativi aziendali.

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La sostenibilità è un concetto molto ampio. La sua declinazione in attenzione all’impatto ambientale sta facendo sempre più presa nel mondo delle imprese. Essere attente all’ambiente non è solo una pur importante questione etica, è sempre più un fattore di competitività: i clienti (utenti, consumatori) sono sempre più portati a premiare chi ha un atteggiamento responsabile; i talenti, soprattutto i Millennials, scelgono l’azienda per la quale lavorare anche in base alle idee che esprime oltre il business. Uno dei terreni che le imprese hanno scelto per misurarsi con la sostenibilità (coinvolgendo anche il personale) è quello della mobilità, che si vuole sostenibile o condivisa per ridurre al minimo l’impatto ambientale nel tragitto casa-lavoro. Vuol dire incentivare l’uso della bicicletta, attivare politiche di mobility management per condividere l’auto nel tragitto casa-lavoro tra persone che stanno sulle stesse direttrici oppure prevedere incentivi per l’acquisto di abbonamenti al servizio di trasporto pubblico. Queste modalità di muoversi sono anche maggiormente compatibili con il lavoro in modalità smart. A beneficiarne sono le aziende – con una riduzione dei costi necessari per le aree di parcheggio – e la salute dei dipendenti (chi usa la bici si ammala meno, dicono diversi studi medici).

Esperienze di mobilità aziendale sostenibile (riportate come best practice in un’inchiesta del Sole 24 Ore) sono state sviluppate in Terna, Cnh, Saipem, Enav, coop Ricercazione. Sono aziende che hanno messo bici a disposizione del personale, pagato servizi di trasporto condiviso o, semplicemente, organizzato navette tra la sede dell’azienda e le fermate della metro. Politiche simili, soprattutto per quanto riguarda incentivi all’uso delle bici o del trasporto pubblico, sono state attuate da diversi anni anche dagli Enti Locali, per favorire gli spostamenti dei propri dipendenti.

Il bollino

A dare una spinta ulteriore verso la mobilità sostenibile su due ruote potrebbe essere il nuovo standard che l’Unione Europea ha varato per misurare le aziende sensibili alla mobilità su due ruote: il bollino Cfe (Cycle friendly employer certification), una certificazione che è possibile ottenere mettendo in pratica azioni per sostenere l’uso della bicicletta per andare al lavoro. La certificazione (sul sito è possibile fare un’autovalutazione della propria azienda in termini di bike to work) è destinata alle organizzazioni che adottano politiche in grado di incentivare l’uso della bicicletta e che rendono le proprie sedi accoglienti per i ciclisti dotandole, ad esempio, di adeguati parcheggi, armadietti, asciugatrici o anche di spogliatoi e docce. In Italia, il referente Cfe è Fiab – Federazione Italiana Ambiente e Bicicletta. Il lancio del bollino, in Italia, avverrà in queste settimane e le aspettative sono alte. “Speriamo di scoprire molte imprese amiche della bicicletta e rilasciare i primi attestati. Già con bike to work stiamo scoprendo realtà interessanti”, ha dichiarato al Sole 24 Ore  Francesco Baroncini, direttore di Fiab.

Contrattazione

Il tema della sostenibilità ambientale ha fatto il suo ingresso anche nella contrattazione aziendale. In alcune aziende dell’Emilia-Romagna (tra cui Ima, Marposs, Lamborghini e Renner), il premio di risultato è erogato anche in base ad indicatori ambientali: dalla riduzione delle emissioni all’uso delle biciclette, fino alla diminuzione dei consumi elettrici interni. Una innovazione per il sindacato che storicamente ha avuto sempre rapporti ruvidi con il mondo ambientalista sui temi delle riconversioni produttive.

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