Quanto vale un amministratore delegato

Nel 2017 sono cresciute le remunerazioni degli Ad delle grandi società italiane quotate in Borsa, per i Ceo anche 1,4 milioni di euro. É quanto emerge dall’ultimo studio di Mercer su 36 aziende dell’indice Ftse-Mib

quanto vale un amministratore delegato

Crescono le retribuzioni per gli amministratori delegati delle società quotate in Borsa.

È quanto emerge dallo studio annuale realizzato da Mercer, giunto alla sesta edizione, sui compensi delle principali aziende (36) presenti sul listino Ftse-Mib della Borsa di Milano. Lo studio rileva che gli stipendi degli amministratori delegati si sono posizionati, nel 2017, tra i 945 mila e 1,46 milioni di euro di retribuzione fissa, con aumenti rispetto all’anno precedente tra il 4 e il 6%.

“Le performance borsistiche delle società del campione sono state positive, così come altri indicatori economici, finanziari e gestionali sono migliorati rispetto all’anno precedente”, ha commentato Marco Valerio Morelli, amministratore delegato di Mercer Italia. “Di conseguenza si è rafforzato il legame tra i compensi degli amministratori esecutivi e la creazione di valore. A fronte di una crescita di capitalizzazione, della possibilità di liquidare dividendi, di un contesto di ripresa economica e di un migliorato valore del Pil, le società scelgono di premiare la buona gestione”.

C’è poi la retribuzione variabile, quella legata al raggiungimento di target a breve termine che ha rimpolpato lo stipendio dei top manager da un minimo di 200 mila euro a un massimo di  1,3 milioni di euro. Quel che emerge dallo studio, a questo proposito, è la tendenza verso un migliorato livello di Pay for Performance in linea con le migliori pratiche internazionali, per cui a essere valutate non sono solo le performance economiche, ma anche obiettivi legati alla Csr (Corporale Social Responsibility) e all’Esg (Enviromental, Social and Governance).

Continua Morelli: “In materia di buone prassi, che dai Paesi anglosassoni si vanno diffondendo all’Italia, mi piace rilevare che oltre la metà (52%) delle aziende del campione che propongono piani di incentivazione a breve termine, prevede obiettivi non solo economico-finanziari ma legati anche a indicatori di sostenibilità, Csr, Esg, “people empowerment”, quindi orientamento al cliente interno, oltre che esterno”.

Non se la passano male, quanto a stipendio, nemmeno i presidenti non esecutivi, la cui remunerazione nel 2017 ha fatto un salto del 58% passando da una media di 270 mila euro l’anno a oltre 440 mila euro. Praticamente stabile invece il compenso dei consiglieri di amministrazione, che si aggira in media intorno ai 57 mila e 500 euro l’anno (era 56 mila e 700 nel 2016).

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