Smart working, le aziende siglano accordi per il post Covid

Secondo l’Osservatorio del Politecnico di Milano non si tornerà più sotto i cinque milioni di persone in smart working. E così si comincia a strutturare la flessibilità

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Sullo smart working non si tornerà ai livelli pre-pandemia. L’Osservatorio del Politecnico di Milano lo sostiene dall’inizio dell’emergenza sanitaria, iniziata un anno fa. E ribadisce il concetto ora, nella convinzione che non si scenderà mai più sotto i cinque milioni di persone in modalità ‘agile’. Ne è la dimostrazione anche il fatto che tante aziende abbiano inserito per la prima volta lo smart working nei loro accordi: sono in aumento quelli depositati al Cnel. Tiziano Treu è convinto che, al momento, non sia necessaria una legge specifica perché, come per tutte le cose nuove, troppa rigidità può inficiare la crescita e l’utilizzo di questo strumento. 

Quali accordi

Gli accordi non sarebbero obbligatori, ma aziende e pubbliche amministrazioni li stanno stipulando ugualmente, con l’obiettivo di dare forma e ordine a questa nuova modalità di lavoro la cui parola chiave è “flessibilità”, a partire dal numero di giorni per i quali si decide di avviare lo smart working. Ma c’è anche la questione degli orari, perché per qualcuno è opportuno proporre lo stesso orario di ufficio che si svolge in presenza, chiedendo di comunicare anche le pause.

Orari e diritto alla disconnessione

Di grande importanza è la questione legata al diritto alla disconnessione. In vari contratti viene rimandata al senso di responsabilità delle parti, mentre alcune aziende offrono strumenti tesi a difendere la libertà e il diritto delle persone a mantenere distinti lavoro e vita privata anche quando si lavora fuori dall’ufficio: c’è chi vieta l’invio di mail o telefonate in orari definiti, e chi invece offre la possibilità di usare un banner in cui venga indicato che si è disconnessi.

A costituire oggetto di dibattito sono anche gli straordinari e i buoni pasto, che in alcuni casi vengono esclusi, in altri no. Tutto questo mentre ci si continua a interrogare intorno al tema della sicurezza al di fuori della sede di lavoro. Tentativi e sperimentazioni il cui obiettivo è uno solo: trovare una formula equilibrata che renda l’utilizzo di questo strumento proficuo per aziende e lavoratori.

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