Smart working, un’impresa su 4 è arrivata preparata al lockdown

A evidenziare il dato il bollettino di Unioncamere a Anpal. Primato al sud d’Italia e tra le aziende con oltre 500 dipendenti. Tra il 2015 e il 2019, il 24,6% delle aziende ha investito per innovare i propri modelli organizzativi, con punte del 27% nel Meridione d’Italia

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Un’impresa su quattro è arrivata preparata al momento del lockdown, secondo il bollettino annuale del Sistema informativo excelsior di Unioncamere e Anpal, e il Sud d’Italia è risultato essere l’area del Paese in cui maggiormente si è sfruttata questa possibilità. Su tutto il Paese, il 24,6% ha investito sullo smart working tra il 2015 e il 2019 per innovare il proprio modello organizzativo e il trend risulta sempre crescente, il 27% al Sud. Il traguardo non vale per tutti i settori: l’ambito delle public utilities (luce, acqua e gas in primis) è quello con i risultati migliori (il 34,7% delle imprese ha investito in smart working), seguito da quello dei servizi (25,5%), industria (22,5%) e costruzioni (19,9%).

Osservando da dentro il mondo dei servizi emerge che il settore informatico e delle telecomunicazioni è quello in cui maggiormente si è investito in innovazioni organizzative (50,9%); poi, a ruota, arrivano i servizi finanziari e assicurativi al 48,8% e quelli avanzati di supporto alle imprese al 40,3%. Percentuali più basse per le aziende di servizi culturali, sportivi e alle persone (15,7), e per quelli di alloggio, ristorazione turistici (17,9). Tra le industrie, invece, hanno puntato al lavoro agile quelle elettriche, elettroniche, ottiche e medicali (33,3%), le chimiche, farmaceutiche e petrolifere (32,8%) e le industrie di fabbricazione di macchinari (29,6%).

Il primato del lavoro agile va al Sud, dove il 27,1% delle imprese ha investito nello smart working, in molti casi per supplire ad altri gap strutturali, seguito dal Nord-Ovest (24,1%), Nord-est (23,5%) e centro (23%).

Ma ciò che ha davvero fatto la differenza è stata la dimensione delle imprese: l’innovazione del lavoro agile ha infatti caratterizzato il 53,1% di quelle con più di 500 dipendenti, il 50,3% di quelle tra i 250 e i 499 dipendenti e il 41,8% di quelle tra i 50 e 249 lavoratori.

Non solo smart working

Il bollettino Excelsior, inoltre, evidenzia che l’innovazione organizzativa non è solo lo smart working. Ad esempio, nel 2019, il 36,9% delle aziende – contro il 35,4 del 2018 – ha dichiarato di aver utilizzato modelli di digital marketing, in modo piuttosto omogeneo nei diversi territori del Paese. I settori interessati sono stati innanzitutto quello dei servizi (39,3%), public utilities (37,3%), industria (31,2%) e costruzioni (25,5%). Anche in questo caso il dato è più influente nel caso delle aziende con oltre 500 dipendenti (70,5%); al secondo posto le imprese con un numero di dipendenti tra i 250 e i 499 (68,3%), al terzo quelle tra i 50 e i 249 (58,5%). Diversa la situazione, sul fronte del digital marketing, per le imprese piccole e piccolissime: sui canali di promozione e vendita on line hanno puntato circa il 44% delle aziende tra i 10 e i 49 dipendenti e il 33% di quelle tra 1 e 9 dipendenti.

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