Settimana lavorativa di quattro giorni, non è più un miraggio

In alcune imprese è già attuata, altre realtà sono disposte a offrire flessibilità per assicurarsi i migliori talenti. La riduzione dei giorni di lavoro, grazie allo sviluppo delle tecnologie e allo smart working, non sarà un “privilegio” riservato a pochi fortunati

settimana lavorativa di 4 giorni

Quella delle 35 ore (pagate 40) fu una delle grandi battaglie politico/sindacali della seconda metà degli anni ‘90. Finita nel dimenticatoio e senza effetti pratici sull’orario di lavoro. Oggi il tema si ripropone in maniera completamente diversa: la spinta viene dalla tecnologia non da vertenze. Il tempo resta il vero elemento prezioso, lo smart working è l’alleato sia del personale, che dell’impresa. Lavorare 4 giorni a settimana (pagati 5)? Perchè no!

Stando ai dati di una ricerca di FlexJobs (l’articolo di CNBC) sullo smart working, l’ipotesi di lavorare 4/7 è realistica per un numero di figure professionali molto ampio ed è uno strumento dell’hr management per attrarre personale e aumentare la produttività.

FlexJobs ha analizzato oltre 50 mila offerte di lavoro e ha individuato le industry più propense alla flessibilità, compresa la settimana lavorativa di 4 giorni. Nell’ordine: vendite, information technology, sanità, customer service, ambito educativo, project manager, amministrazione, finanza, marketing, hr&recruiting.

Sono diverse le aziende che hanno già sperimentato la 4-day work week (qui un approfondimento delle esperienze più avanzate), almeno per alcune posizioni. Tra queste la Perpetual Guardian, una compagnia neozelandese di 240 dipendenti che ha messo in pratica questa politica per 2 mesi, analizzandone gli effetti con il supporto di due ricercatori della Auckland Business School e della Auckland University of Technology (ora pubblicati anche sul sito 4 Day Week). I risultati sono stati sorprendenti: non solo è stata mantenuta la produttività, ma il livello di stress è sceso dal 45% al 38% e la soddisfazione sul bilanciamento vita-lavoro è salita dal 54% al 78%. E se l’azienda neozelandese ha sperimentato la chiusura al lunedì, altre ricerche individuano nel mercoledì il giorno migliore per dedicarsi allo smart working, spezzando così il ritmo della settimana lavorativa.

Nella società attuale, il tempo è uno dei benefit più graditi e le tecnologie consentono il superamento delle rigidità di orario e di luoghi. E il dibattito non è ristretto solo agli addetti ai lavori. Sull’argomento è intervenuto, con un articolo sul suo blog, anche il magnate Richard Branson: “Lavorando in modo più efficiente, non c’è motivo per cui le persone non possano lavorare meno ore e siano ugualmente, se non più, efficaci – ha scritto Branson, citando la flessibilità del management Virgin e le idee del fondatore di Google, Larry Page –  Le persone dovranno essere pagate di più per lavorare meno tempo. Sarà un atto di bilanciamento difficile da ottenere, ma può essere fatto”.

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